«Abbiamo tanti amici in zona, quando suoniamo in Friuli mando messaggi a decine di persone che mi piacerebbe rivedere. È una regione che ci accoglie sempre con gran calore. Più in generale nel Triveneto c’è una passione particolare per il reggae». Come conferma Bunna, fondatore, cantante e chitarrista (assieme all’inseparabile tastierista e produttore Madaski), non può mai mancare una tappa in Friuli Venezia Giulia nei tour degli Africa Unite. L’appuntamento con la più longeva reggae band italiana è mercoledì in provincia di Pordenone, a La Genzianella di Piancavallo (l’area verde delle piste da sci invernali) in occasione della seconda giornata di “Quel maledetto ferragosto Festival Edition”, che si tiene dalle ore 11.30 al calar del sole, a ingresso gratuito. In particolare, l’esibizione degli Africa Unite inizia alle 15.30. (E giovedì il festival chiude con Tommy de Sica e Absolute 5).
«Sarà strano suonare con la luce – prosegue Bunna, al secolo Vitale Bonino – immagino almeno si starà più freschi perché da noi in provincia di Torino al momento si muore dal caldo. Sono sicuro che sarà un bel concerto».
In questi anni vi abbiamo visti in diverse versioni, a Piancavallo cosa proponete?
«Full band, con la sezione fiati che da un po’ di tempo mancava. È la formazione ufficiale, che più ci piace e ci diverte. Siamo contenti di portare la nostra espressione migliore».
E la scaletta da dove pesca?
«Sempre difficile, ne abbiamo compilato una che racconta la storia degli Africa dagli inizi fino ad oggi, partendo dai pezzi della prima ora e ripercorrendo il repertorio degli anni ’90, fino all’ultimo disco uscito due anni fa “Non è fortuna”. È un viaggio che va a toccare tutte le tappe importanti per il nostro percorso musicale».
Come ci si sente a superare i 40 anni di attività, con più di 20 lavori in studio e migliaia di concerti?
«43 anni non sono pochi, non è scontato riuscire a portare avanti un progetto per così tanto tempo. Ne siamo orgogliosi».
Oggi chi è il vostro pubblico?
«Per fortuna non ci sono solo i nostri coetanei, in qualche modo siamo riusciti ad interessare anche i più giovani e ci fa piacere avere un pubblico così intergenerazionale».
Il 12 luglio è uscito un nuovo singolo, “Uomini”, che parla anche dei paradossi delle attuali guerre. Un verso recita “la fede non vi salverà”, da cosa nasce?
«Un pensiero laico, siamo convinti che non sia la fede a poter dare soluzioni. A livello nazionale e internazionale si stanno facendo le scelte meno sensate che si possano immaginare. Il business muove tutto. Siamo tempestati da notizie che è sempre più difficile capire se siano vere, è necessario prendere coscienza e prendere posizione. Noi lo facciamo con la musica, che è il nostro unico strumento, sperando di suscitare riflessioni in chi ci ascolta».
C’è un nuovo album in vista?
«Stiamo lavorando a pezzi nuovi, faremo uscire altri singoli. La musica si ascolta ormai solo sulle piattaforme, è tutto virtuale. A noi è rimasto l’amore per l’oggetto, il cd, il vinile e abbiamo faticato anche ad acconsentire a rendere disponibili i nostri lavori in streaming, ma ci siamo adeguati. Oggi il fatto di non essere lì è come non esistere, e quindi abbiamo ceduto».
Elisa Russo, Il Piccolo e Messaggero Veneto 14 Agosto 2024


