Sono due gli appuntamenti con il chitarrista Andrea Braido assieme al suo Jazz Organ Trio organizzati da Euritmica: giovedì al Teatro Pasolini di Cervignano e venerdì all’Auditorium Zanon di Udine, inizio alle 20.45. L’appuntamento di Udine, inserito nella rassegna “Note Nuove” vedrà come ospite speciale il chitarrista e cantante friulano Alessio Velliscig (da sette anni voce dei Quintorigo), che commenta: «Le due serate sono diverse per sonorità, nella prima Braido proporrà una scaletta fusion di suoi originali, nella seconda, in cui canterò, sconfinerà più nel rock e proporremo brani di Jimi Hendrix, visto che entrambi siamo suoi fan. Sono emozionato ed entusiasta per questa prima volta assieme, Braido per me è un idolo, è uno dei chitarristi più straordinari che abbiamo in Europa. Farò del mio meglio, sperando ci siano poi delle altre occasioni». 

«Il Friuli l’ho frequentato poco rispetto al Veneto – racconta Braido – ma sicuramente ci ho fatto tappa, a Udine quando ero nella band di Vasco Rossi nel 1993, poi con Branduardi, la Pausini…». È lunga, infatti, la lista dei big con cui il chitarrista nato a Trento ha suonato in questi anni, dal vivo e in studio (ancora: Mina, Ramazzotti, Zucchero, Ligabue, Patty Pravo, Marcus Miller). Questa volta, però, arriva con il suo progetto che lo vede suonare chitarra e basso. 

Ci presenta la sua band?

«Sono molto contento dei giovani talenti che mi accompagnano, ci siamo trovati da subito. Il tastierista, Yazan Greselin all’organo Hammond, è di origine giordana anche se vive a Milano e ha un notevole senso ritmico, Folco Fedele è di Alessandria, origini pugliesi, alla batteria. Mi è sempre piaciuto l’assetto dell’organ trio, c’è molta armonia».

Il repertorio?

«Non solo standard classici ma soprattutto brani miei che sono finiti sui miei dischi solisti di stampo più jazz (con la Videoradio ne ho pubblicati una quindicina)».

E poi c’è una parte dedicata a Jimi Hendrix?

«Esatto, che vedrà a Udine ospite Alessio Velliscig alla voce. Hendrix nella mia carriera l’ho rivisitato in vari modi, in acustico, in elettrico… essendo pieno di influenze diverse, si presta molto alle contaminazioni dal funky al rhythm and blues al jazz».  

Che sensazione le dà improvvisare sul palco?

«Per me suonare è un po’ come sciare, penso a quando mi lanciavo dalle vette trentine. È come se andassi su una discesa che presenta però anche grossi ostacoli. Deve esserci un po’ di rischio, non è sempre confortevole». 

Pochi musicisti spaziano così tanto tra i generi (da Vasco al jazz), mantenendo un’impronta personale. 

«Il mio suono arriva dalle dita. Da bambino mi tagliai accidentalmente metà della prima falange. Da questa piccola tragedia partirono molte cose, mio papà mi comprò una batteria e quando ho iniziato poi a suonare la chitarra ho sfruttato questa “anomalia”, abolendo quasi del tutto l’uso del plettro. La mia sonorità viene anche dalla mano destra». 

Per lei cos’è il jazz?

«Ho sempre avuto qualche problema con un certo ambiente snob, chic, che ostenta superiorità intellettiva. A vent’anni in America, nei jazz club newyorkesi, vidi un’altra realtà, animalesca e sanguigna, vicina al blues. Ho sempre cercato di prendere questa parte».  

Elisa Russo, Messaggero Veneto 27 Novembre 2024 

Screenshot

Articoli consigliati