Si è spento venerdì in Toscana dopo qualche mese di malattia, a 65 anni, il sassofonista, flautista e compositore friulano Bruno Romani. Amici, colleghi, estimatori lo hanno salutato sui social, descrivendolo come musicista talentuoso, oltre che persona colta e garbata, portando le condoglianze alla moglie e la figlia che lascia. Durante gli anni ‘80 è stato il leader (voce, sax e flauto) dei seminali Detonazione di Udine, uno dei gruppi più importanti della no wave e del post-punk made in Italy, suo “Dentro Me”, celebre brano poi ripreso dai La Crus nel 1997: «Nella loro versione – diceva Romani – la parte vocale mi piace più dell’originale, in cui cantavo io». Ha collaborato con Alice per quattro album e partecipato alla realizzazione di decine di dischi per etichette quali Fonit Cetra, Via Veneto Jazz, Splash. Dalla metà degli anni ‘80 ha iniziato un’intensa attività jazzistica lavorando, fra gli altri, con Glauco Venier, Gianni Basso, David Boato, Tristan Honsinger, Paolo Damiani. Impossibile elencare tutti i progetti in cui è stato attivo, ricordiamo Evolution Reloaded, Lain, Star Pillow, NoGuru (con membri di Ritmo Tribale e Xabier Iriondo degli Afterhours); negli ultimi anni aveva fondato il Monteggiori Ensemble, portando avanti il suo eclettico Organic Crossover Group e la Banda delle Forze Disarmate, o Banda Disarmata, un progetto mosso da una forte identità pacifista visto anche nel cartellone di Udin&Jazz lo scorso luglio. Residente da anni a Lucca, era nato all’ospedale di Udine il 9 gennaio 1960, da padre siciliano e madre triestina che vivevano a Tolmezzo, dove lui ha passato l’infanzia. Ha mantenuto nel tempo un legame con il Friuli: non perdeva mai occasione di tornare per concerti e collaborazioni, e amava parlare sia il friulano che il dialetto triestino. Artista impegnato, sempre in prima linea, le sue composizioni sono dense di riferimenti culturali e storici. A Pasolini, il cui ritratto compariva nella copertina dell’ep dei Detonazione “Dentro Me”, aveva reso omaggio nel recente album “CPPP Requiem”. Romani aveva studiato flauto a Udine con il maestro Milos Pahor e sassofono a Klagenfurt con i maestri Kawarza e Von Hermann, a 15 anni faceva già parte di un collettivo jazz udinese con Andrea Centazzo e Daniele D’Agaro, mentre nell’83 iniziava la storia dei Detonazione. «Tutto comincia e finisce dentro la testa. Quando penso alla musica – dichiarava – penso a tutta la musica dalla preistoria al canto gregoriano fino ad oggi come un’unica esperienza a cui io mi raffronto a modo mio. È tutto dentro di me». 

Instancabile esploratore di un jazz avant-garde senza confini né definizioni, in cui mescolava diversi stili e influenze anche lontani, dall’elettronica alla contemporanea, Romani verrà ricordato come esponente storico della scena alternativa, perfettamente a suo agio nei mondi dell’improvvisazione più radicale ma sempre curioso e aperto anche ai generi più popolari. 

Elisa Russo, Messaggero Veneto 16 Marzo 2025 

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