Sono una delle rock band più potenti in città, e hanno dalla loro la forza della gioventù. I Buss, trio heavy rock che propone musica stoner/ desert rock infusa dal blues, il rock anni ’70, la psichedelia, nascono qualche anno fa tra i banchi di scuola. Oggi sono poco più che ventenni ma con un’identità musicale matura e ben definita. Ne è espressione il primo album “Aroused” disponibile ora in cd e sulle piattaforme digitali. Come l’ep di debutto uscito nel 2020, il lavoro è stato registrato con strumenti vintage al Track Terminal Studio da Alessandro Perosa, questa volta mixato da James Atkinson (The Stationhouse) in Inghilterra, masterizzato da Claudio Pisi, con il supporto alla comunicazione di Rocket Panda Management. Erik Carpani al basso e voce, Patrik Pregarc alla chitarra, Ivan Kralj alla batteria, vengono dall’altipiano carsico. «Siamo già proiettati sul prossimo album – racconta Carpani – vorremmo registrarlo nel nostro ex pollaio in Carso, che abbiamo trasformato in sala prove». «Il titolo “Aroused” – prosegue – si riferisce all’eccitazione giovanile, adolescenziale, sessuale, siamo tre giovani che inevitabilmente hanno subito le limitazioni della pandemia, reclusi a un’età in cui di solito si gode della massima libertà, quindi c’è questa voglia di recuperare il tempo perso, di andare in giro, di vivere, in un’esplosione di energia». Quest’estate, finalmente, i Buss sono tornati sui palchi: «Tra le varie date, quella a Prosecco per lo StonerKras Fest è stata per noi il coronamento di un sogno perché abbiamo suonato in apertura dei nostri eroi e paladini, gli americani Nebula. Ci hanno anche fatto i complimenti ed è stato uno dei momenti più belli della nostra storia, finora». Anche il critico musicale Claudio Sorge, tra i massimi esperti del genere, tesse le lodi del trio triestino sulle pagine del mensile “Rumore” dove scrive: «Mi riempie di soddisfazione che ci siano in giro band come i Buss. Un trio di “confine” tra Italia e Slovenia, ma che parla un linguaggio rock blues comprensibile a tutti». “Aroused” contiene sette brani originali più una cover di “Mint Julep” di Nino Ferrer: «Sentita per caso su Spotify, l’abbiamo subito fatta nostra». 

Elisa Russo, Il Piccolo 30 Novembre 2022  

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