CAT POWER SEXTO ‘NPLUGGED 21.06.22

«Le canzoni sono una parte enorme della nostra vita. Ognuna è un prisma in cui ciascuno vede il proprio riflesso». Parole di Cat Power, una delle voci più importanti del cantautorato americano, che dà il via alla diciassettesima edizione di Sexto ‘Nplugged, martedì alle 21 – in apertura Arsun, progetto del newyorkese Arsun Sorrenti, giovane songwriter con la fissa per Bob Dylan, Beatles, Rolling Stones, figlio del famoso fotografo di moda italo-americano Mario Sorrenti. Il Boutique Festival di Piazza Castello a Sesto al Reghena continuerà a luglio: il 28 con il musicista elettronico inglese Rival Consoles e Ginevra Nervi, il 29 con la raffinata cantautrice danese Agnes Obel preceduta dai Timber Timbre, il 30 con il duo scozzese Arab Strap e il 31 con i londinesi Black Midi.

«Mi hanno sempre definita “indie rock” – dice Cat Power – ma per me non ha alcun significato, non mi sono mai sentita parte di quella cultura e di quella scena quando ha preso piede negli anni ’90. Come mi definisco? Mi ci sono voluti anni per dirlo ma: sono un’artista, ecco cosa sono».

Un’artista vera, con quasi trent’anni di onorata carriera e undici album in studio, in esclusiva per il Nord d’Italia Cat Power presenta il suo ultimo lavoro “Covers” in cui rende omaggio a Frank Ocean, Bob Seger, Lana Del Rey, Iggy Pop, Jackson Browne, The Pogues, Nick Cave, Billie Holiday…

«A 12 anni, mentre trascorrevo la mia infanzia ad Atlanta – prosegue – ho scoperto il punk rock, e dopo essermi trasferita a New York, sono rimasta stregata dal free jazz, mi ha insegnato che non ci sono regole, che anche una donna può fare tutto. E poi dal folk e dal soul. La mia famiglia non mi ha supportata, così ho sempre scelto da sola». Al secolo Chan Marshall, la cantante ha collaborato con artisti come Eddie Vedder e Dave Grohl; l’estate scorsa è stata in tour con Garbage e Alanis Morissette; è comparsa al cinema con dei piccoli ruoli e i suoi brani sono stati utilizzati nelle colonne sonore di film quali “Juno”, “The Family” con De Niro e le serie tv “The Handmaid’s Tale”, “Bloodline”, “Quantico”, “Gossip Girl”, “True Blood”.

«Tutti i dischi – racconta – sono per me un processo di guarigione. Non mi pento di nulla, senza i miei errori non sarei oggi qui, con l’amore per mio figlio, e la speranza per il futuro. Nel 2014 ho scoperto di essere incinta, e una delle prime cose che ho fatto è stata cambiare il testo della mia canzone “Hate”, che parlava di suicidio. Vado più d’istinto che di cervello, questo mi frega. Tutti quelli che hanno avuto a che fare con me, a un certo punto mi hanno detto che sono matta: e questo è un bel problema. Ma ho anche sviluppato una teoria sul rapporto con l’altro sesso: è l’uomo a dirti che sei pazza quando non vuole stare a sentire quello che stai dicendo». Una volta ha affermato «La vita è dura e non può che peggiorare»: come la vede dopo il covid? «Una cosa buona della pandemia – conclude – è che ha messo molte persone dal lato giusto della strada, si è presa consapevolezza del fatto che non è obbligatorio sostenere conversazioni spiacevoli o stare dalla parte di un amico solo perché lo si conosce dall’asilo o con un tuo parente che è pieno di odio e stupidità». 

Elisa Russo, Il Piccolo 21 Giugno 2022

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