«Dedicate tempo a osservare le tavole, non leggete solo le parole, bisogna essere spettatori, perdersi nei dettagli: è quasi come guardare un film». È l’autore stesso, Boban Pesov, a dare queste indicazioni al lettore che si approccia a “C’era una volta l’Est”, il suo primo graphic novel, pubblicato da Tunué (pagg 192, euro 19,90), cinematografico fin dal titolo che omaggia Sergio Leone. Il libro è stato presentato nell’ambito del Trieste Film Festival alla Libreria Lovat, da Pesov in conversazione con il rapper “bosniaco de Roma” Alen Đokić, in arte Doppelgänger (protagonista del concerto sold out all’Hangar Teatri sempre per il TsFF 37): entrambi gli eventi molto partecipati, a dimostrare come la “balkan mania” trovi a Trieste sempre terreno fertile.
Per l’autore, fumettista e illustratore cresciuto in Piemonte, cimentarsi con questo lavoro è stato un processo di riscoperta delle sue origini: nato nella Macedonia del Nord nel 1988, è immigrato di seconda generazione, in Italia dal 1996. Ha conseguito la laurea in architettura al Politecnico di Torino: ecco spiegata la geometricità delle sue illustrazioni, che quasi prevale sulla parte testuale. La storia raccontata è in gran parte autobiografica e segue le vicende di un nucleo famigliare nell’arco di trent’anni, ripercorrendo tre viaggi in epoche diverse: 1992, 2001, 2022. Nella prima linea temporale il padre della famiglia, Milan, insieme agli amici Paule e Goran, parte clandestinamente, dopo che la Macedonia si è resa indipendente e sta subendo una crisi economica devastante, che spinge molti giovani macedoni a spostarsi in cerca di fortuna in Italia, Germania, Svizzera. Percorrono la rotta balcanica con tutte le difficoltà, affrontano i primi doganieri, quelli che erano considerati fino a poco prima concittadini ora ti guardano come uno straniero e vanno corrotti a suon di mazzette per poter proseguire – nel percorso non mancano, però, gli incontri con qualcuno di buon cuore, disposto ad aiutare. Attraversando una Belgrado silenziosa, i tre camminano come se nel resto della Jugoslavia non stesse succedendo nulla, ma l’assedio di Sarajevo comincia qualche giorno dopo. Nel 2001 la famiglia di Milan è già riunita in Italia, ce l’hanno fatta e affrontano il viaggio all’inverso, dall’Italia in visita alla Macedonia. Nella linea temporale del presente il figlio Robert, ormai trentenne, riceve una chiamata da papà Milan: la mamma è ricoverata in ospedale a Skopje, la situazione sembra piuttosto grave e non gli resta che partire subito, accompagnato da Micol, sua metà in una coppia ormai in crisi, per cui durante il tragitto i due affronteranno tensioni e ricordi. Sullo sfondo degli intrecci di questa famiglia, si può osservare il cambio dei confini, della società balcanica, di un Paese con le architetture che mutano, focalizzandosi anche su dettagli che dicono molto di un popolo come i gusti e i profumi, il caffè, il burek, la chorba, i ćevapi, la slivovica distillata, i tetti rossi delle case. Tra nostalgia, dolore e dolcezza “C’era una volta l’Est” ha il pregio di far sorridere e commuovere il lettore; non da ultimo ha il potere di far riflettere su un tema sempre attuale nella storia dell’umanità come quello delle migrazioni, con i traumi, le paure della clandestinità, le speranze, gli sconvolgimenti, le vittorie e le sconfitte che portano con sé.
Elisa Russo, Il Piccolo 24 Febbraio 2026

