DAL:UM alla CASA della MUSICA di TRIESTE 27.09.26

«È un concerto preserale – commentano gli organizzatori – per scoprire un volto della Corea lontanissimo dall’immaginario del K-pop»: dopo il primo evento estivo, si aggiungono tre appuntamenti autunnali per Yeah Fest 2026, rassegna dedicata alla musica indipendente a cura dell’associazione culturale Yeah, recentemente rinata dopo sei anni di pausa. Domenica alle 18.30, la Casa della Musica di via dei Capitelli 3 ospita il duo strumentale sudcoreano Dal:um, formato da Ha Suyean e Hwang Hyeyoung, virtuose rispettivamente del gayageum e del geomungo, due antichi strumenti a corde (cetre) del folclore coreano. Il progetto Dal:um, avviato nel 2018, appartiene alla nuova scena di Seul che negli ultimi anni sta proiettando le tradizioni musicali coreane verso territori radicalmente contemporanei. Minimalismo, folk sperimentale e jazz astratto si intrecciano in una sonorità sospesa tra passato e futuro, nella quale i confini della tradizione vengono continuamente dilatati e ridefiniti. «Ci siamo incontrate la prima volta – racconta il duo – come membri del Seoul Metropolitan Youth Traditional Music Ensemble di cui facciamo ancora parte. Entrambe abbiamo riflettuto ed esplorato le possibilità dei nostri rispettivi strumenti a corda, questo ci ha portato a unirci come una squadra». Sebbene sia Suyean che Hyeyoung suonassero musica tradizionale coreana sin dalla loro infanzia, incontrandosi scoprono il desiderio condiviso di estendere le tecniche e i confini dei loro strumenti e di sviluppare il proprio repertorio distintivo: il sound di Dal:um ne è il risultato. «Il significato letterale di Dal:um è “continuare a perseguire qualcosa” e trasmette la nostra passione per la musica – spiegano –. In coreano la sua pronuncia potrebbe anche significare “diverso”. Dal:um rappresenta i suoni di due strumenti simili e diversi, e la nostra volontà di continuare a perseguire dialoghi musicali tra noi due». Il fascino della loro proposta deriva dai suoi vuoti naturali, non dal frettoloso riempimento di note musicali: «Abbiamo lavorato per creare un equilibrio tra il suono originale delle corde di seta e la bellezza del vuoto: è facile essere ossessionati dal riempire gli spazi quando si vuole esprimere qualcosa, quindi cerchiamo sempre di non colmare in modo avventato. Ci stiamo concentrando sulla bellezza dei suoni e dei toni puri del gayageum e del geomungo per trasformare il vuoto in uno spazio di anticipazione». 

La rassegna continua il 4 novembre alla Chiesa Evangelica Luterana con la sonorizzazione de «Il gabinetto del dottor Caligari» di Jozef Van Wissem (nell’ambito del Trieste Science+Fiction Festival) e il 13 novembre di nuovo alla Casa della Musica con Steve Wynn.

Elisa Russo, Il Piccolo 27 Settembre 2026 

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