Poco più di un anno fa, gli italo-argentini España Circo Este portavano a Trieste una delle prime date del tour di promozione del loro album «La Revolución Del Amor». Dopo oltre 130 concerti (in Italia, Svizzera, Austria, Danimarca, Germania e Repubblica Ceca) anche come supporto di Manu Chao e Gogol Bordello, ritornano venerdì 19 alle 21.30, questa volta al Teatro Miela. La serata, organizzata da Bonawentura e Safe and Sound, ospita anche il dj set di Putano Hoffman ed in apertura due cantautori: il triestino Cortex (terzo album in uscita a marzo) e Giovanni Zacchigna (in arte Giovy).

A marzo la band inizierà un nuovo lungo tour europeo (oltre 40 le date già confermate) che li vedrà esportare il loro esplosivo live, funambolico e circense, in Spagna, Austria, Germania ed Olanda.

Gli España Circo Este miscelano il loro “Tango-Punk” a balkanbeat, folk, reggae, dub, rock, proponendo una chiave di lettura della realtà dei nostri giorni positiva e rivoluzionaria.

Avete già suonato a Trieste (a Etnoblog e al Primo Maggio di Borgo Grotta), che ricordi avete della città?

«Un ricordo super, gente calda e con voglia di saltare… terreno fertile per il “Tango-Punk”!», commentano gli España.

Come riassumereste la vostra storia?

«Esistiamo da tre anni, abbiamo suonato 400 volte fra l’Italia e l’Europa e non aspiriamo a Sanremo».

E come descrivereste un vostro concerto?

«La vera storia del Circo Este è questa: il live. Non c’è altro modo di descriverci se non tramite un concerto. Il palco e lo stare davanti ad un pubblico con i nostri strumenti è quello che aspettiamo ogni giorno a ogni ora. Viviamo per questo: sudore, ballo, amore e volumi alti… quando questi quattro elementi si mischiano e la gente non capisce più dove inizia uno e finisce l’altro, vuol dire che abbiamo fatto il nostro dovere».

Siete una band rodatissima dal vivo, quali sono le cose più importanti che avete imparato stando tanto in giro?

«Le tre regole che ci siamo prefissati stando molto in giro sono: 1 mangiare verdura appena puoi, 2 il promoter deve essere felice, 3 la gente non è pubblico ma festa da fare insieme».

Avete aperto per Manu Chao e Gogol Bordello. Che ricordo ne avete?

«Ogni concerto che abbiamo fatto sia con l’uno che con gli altri rimarranno dei ricordi che ci porteremo fino alla morte. Il giorno antecedente al primo concerto con Manu Chao eravamo pensierosi e tesi… ci sentivamo sulle spalle un appuntamento con la storia. Quei giorni, quei momenti e quelle esperienze sono cose che ci hanno segnato prima come persone che come band».

Molti giovani esordienti vorrebbero suonare spesso: come si fa quando si è ancora poco conosciuti? Voi come vi siete mossi agli esordi?

«Caricate una macchina fino a scoppiare, cercate di prepararvi pranzi al sacco e guidate fino ad un concerto in un centro giovani o una birreria dove vi danno appena la benzina o non vi danno neppure quella; una volta arrivati “spaccate la faccia” alle tre persone che avete davanti e poi fateci amicizia a fine concerto. Tutto qui!».

L’album come sta andando?

«E’ stato il nostro album di debutto, pieno di insicurezze, pieno di errori, ma comunque il nostro primo e vero disco. Per quanto frettoloso sia stato c’ha portato a cose che non ci saremmo mai immaginati di vivere. Quindi bilancio super positivo».

Il 2016 degli España Circo Este?

«Da marzo ripartiremo per l’Europa in un lungo tour di 50 concerti in tutti gli angoli del vecchio continente… quindi ancora “Tango-Punk” a fiumi».

Elisa Russo, Il Piccolo 18 Febbraio 2016

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