FRANCESCO GABBANI A UDINE IL 02.07.22

«Ci sono dei fuochi ancor più accesi e il Friuli mi ha sempre regalato grandi emozioni da questo punto di vista»: Francesco Gabbani si riferisce ai calorosi fan della regione, che avranno modo di rivederlo sabato alle 21.30 al Castello di Udine (per la Notte Bianca/ UdinEstate). Il cantautore di Carrara ha vinto per due volte il Festival di Sanremo, nel 2016 con “Amen” (nuove proposte) e, nei big, nel 2017 “Occidentali’s Karma” tormentone con cui ha rappresentato l’Italia all’Eurovision; nel 2020 si è classificato secondo con “Viceversa”. Da poco è uscito il suo quinto album “Volevamo solo essere felici”: «Dietro questa espressione – spiega – c’è la storia delle nostre vite».

Il disco si apre con “Tossico indipendente”, di cosa parla?

«Racconta la forza di una persona che ha un problema di dipendenza qualsiasi (da sostanze, psicologica, dai social), che riesce ad aiutarsi da sola, perché devi essere determinato per uscirne, per salvarti la vita. Il tossico indipendente ha l’indipendenza di scegliere».

Del brano “In Rete” è uscito un video spettacolare girato in vetta.

«Sono grande amante della natura e dei paesaggi, appena posso vado nei boschi e in montagna. Dietro al video c’è fatica fisica ma mi sono immerso in luoghi bellissimi, è stato divertente».

A proposito di temi ambientali, com’è andata la trasmissione Rai 1 “Ci vuole un fiore” che ha condotto?

«Una bella avventura. Sono un ecologista nei miei comportamenti quotidiani e quindi l’idea di fare uno show tv che provasse a sensibilizzare le persone mi stimolava. È stata una sfida, non avevo mai presentato un programma se non nel 2017 gli MTV Awards. Mi ci sono approcciato con l’entusiasmo del principiante, lo rifarei». 

E come si è trovato nei panni dell’attore (“La donna per me”, “Un professore” di cui ha curato anche la sigla)?

«Tutte cose che mi sono arrivate senza cercarle. Le ho accolte volentieri. Credo che fare musica pop oggi comporti anche allargarsi con altri linguaggi, per avere più forme di espressione».

Il concerto di Udine?

«Uno show che mette al centro l’importanza delle canzoni e della musica, è fondamentale tornare al succo della questione, mi viene da definirlo “rock’n’roll” nel senso di “suonato”. Pochi fronzoli o effetti speciali. Un concerto autentico, genuino, dove c’è il suono della mia band (con mio fratello Filippo alla batteria), c’è grande intesa emotiva e affiatamento, questo fa la differenza dal punto di vista di pathos dell’esecuzione e sound».

La scaletta?

«Inizio ad avere il problema – ben venga – di capire come comporla, inevitabilmente devo rinunciare a dei brani, scegliere le canzoni giuste, assecondando un po’ il mio gusto e un po’ quello che penso potrebbe piacere al pubblico: m’interessa molto che sia contento, vada via emozionato, soddisfatto. Ho messo su una scaletta sincera».  

È diverso da ogni altro cantautore attuale. A chi si sente vicino?

«Non mi paragono a nessuno, cerco di essere me stesso. Fonti d’ispirazione? Mi viene da dire Lucio Dalla, un artista che nelle sue canzoni aveva più livelli di lettura, penso a hit come “Attenti al lupo” o “Ciao”, di appeal fresco, mood di tormentone ma con un substrato di concetto ben più profondo».

Elisa Russo, Il Messaggero Veneto 1 Luglio 2022 

Articoli consigliati