Fülü a Gorizia 30.07.25

La parte italiana del festival Musiche dal Mondo/Glasbe Sveta si chiude mercoledì con il collettivo francese Fülü, ovvero sette musicisti che combinano una potentissima sezione di ottoni con elettronica, jazz contemporaneo e pulsazioni techno. Appuntamento alle 21 nel Parco Coronini Cronberg a Gorizia (Kulturni Dom in caso di maltempo) per il festival frutto della collaborazione fra Circolo Controtempo e Kud Morgan. Sul palco: Lucien Bonnefoi alla tromba, Rémi Souyris al trombone, flauto, voce, Jean-Baptiste Gaschard al sax baritono, Charlie Roitel al sousafono e voce, Thomas Neron alle percussioni e campionamenti, Aurélien Rouchaleou alla batteria e Lilli Stefani al trombone, flauto, voce – unica componente italiana del gruppo, originaria di Sassuolo, da sei anni vive a Tolosa dove il progetto fa base. 

Stefani, è la prima volta in zona per i Fülü?

«Abbiamo fatto la nostra prima tournée in Italia a giugno, ma non siamo ancora stati in Friuli Venezia Giulia, è una regione che conosco poco». 

È vero che il progetto nasce, da una sua idea, al carnevale di Rio de Janeiro?

«Ero lì nel 2018 per suonare con una banda di amici, francesi e italiani. Ho conosciuto il sousafonista e compositore Charlie, abbiamo deciso di fondare un gruppo carnevalesco con le maschere, con ispirazioni brass, fanfare, percussioni, trance e l’aggiunta dell’elettronica». 

“Musiche dal mondo” in qualche modo vi descrive?

«Senz’altro: world music, spoken word, jazz, ci sono tante influenze». 

Una musica che parla direttamente al corpo, tutta da ballare?

«È quello che proviamo a donare al pubblico, coinvolgimento. Musica per danzare e liberare il corpo». 

In Francia cosa ha trovato?

«Resto qua perché mi piace il ruolo che ha la musica e l’arte in generale, il riconoscimento nel quotidiano, ci sono aiuti statali. Viviamo di musica, in Italia non sarebbe possibile, ci sono artisti incredibili che fanno molta più fatica». 

Per esempio chi le piace?

«Iosonouncane e Marta sui Tubi sono due influenze, mi stanno molto a cuore. Iosonouncane per la composizione, gli arrangiamenti, tessuto sonoro, profondità dei suoni, il suo album “Die” per me è un’ispirazione grandissima. Marta sui Tubi sia per i testi che per la musica». 

Le parti vocali dei Fülü, recitate, sono in francese e italiano. Come mai ha scelto la lingua madre?

«I testi sono miei, e scrivo spesso in italiano, mi viene naturale usare le mie lingue del momento. Ora sto cominciando a usare anche il portoghese». 

Chi ha creato le maschere/totem che indossate?

«Nicolas Goutmann, artigiano che ricava delle maschere dal legno dei mandolini rotti, è stato un piacere lavorare con lui. Ognuno di noi ha scelto il suo animale, ora stiamo ideando anche dei costumi collegati». 

All’attivo avete per ora un album?

«L’abbiamo chiamato proprio “Fülü”, è uscito a gennaio 2024. Da lì abbiamo suonato tanto dal vivo e ampliato molto il repertorio, quindi anche a Gorizia inseriremo in scaletta brani inediti».

Cosa significa Fülü? 

«Una parola swahili, visto che nel nostro album ci sono molte influenze dell’Africa dell’Est, che ci ha suggerito uno sciamano, ci disse che vuol dire “spirito selvaggio” poi abbiamo scoperto che forse non è vero, ma il nome è rimasto».  

Elisa Russo, Il Piccolo 30 Luglio 2025  

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