«Ci sono posti e organizzazioni con le quali si continua piacevolmente a collaborare, condividendo bellezza»: GeGè Telesforo torna in Friuli martedì alle 20, all’Auditorium Zanon di Udine, sempre grazie a Euritmica, per “Note Nuove”. La diciannovesima edizione della rassegna con la direzione artistica di Giancarlo Velliscig e il sostegno di Regione, Comune di Udine e Fondazione Friuli, si chiuderà il 29 maggio con Stefano Bollani al Rossetti di Trieste. Telesforo porta a Udine “Jazz Radio”, con lui (vocals e percussioni) sul palco: Vittorio Solimene al pianoforte, Francesco Fratini alla tromba, Lorenzo Simoni al sax alto, Giulio Scianatico al contrabbasso e Valerio Vantaggio alla batteria. Jazz vocalist, musicista, polistrumentista, conduttore radio-televisivo (lanciato da Renzo Arbore), produttore, l’artista foggiano vanta collaborazioni con numi del jazz come Dizzy Gillespie, Jon Hendricks, Clark Terry e Dee Dee Bridgewater, oltre alle italiane Giorgia e Tosca.
Telesforo, dopo tanti concerti in zona che legami ha qui?
«Conosco soprattutto musicisti e i dipartimenti di jazz che stanno sfornando talenti meravigliosi, anche perché sono guidati da docenti che sono grandi professionisti e questo ha dato un input a tutto il movimento, gli appassionati sono cresciuti. L’unica cosa che manca nel nostro paese è più informazione su certi eventi, è tutto legato ai numeri dei social, dello streaming. Gli artisti che passano oggi sono anche comunicatori ed imprenditori, i musicisti di jazz e classica sicuramente spingono poco su questo, sono più concentrati sui loro strumenti e sullo studio della musica, magari i media dovrebbero sopperire a questo gap».
Lo spettacolo “Jazz Radio”?
«Metto insieme le mie passioni, la musica live e quella per la comunicazione radio-televisiva: visto che al momento non ci sono spazi radio compatibili con la mia personalità, ho pensato di portare tutto questo direttamente dal vivo. Chiusa una tournée di tre anni con 150 date per “Big Mama Legacy”, mi sono messo a lavorare su “Jazz Radio” con un nuovo organico e musicisti straordinari».
Come si sta evolvendo la radio, tra podcast e video?
«È cambiata la fruizione, le nuove generazioni non vogliono più ascoltare, ma vedere e questo ha tolto un po’ la magia. La radio era un mondo meraviglioso fatto di voci, suoni, informazione, racconti, bella musica. Da ragazzino per ascoltare i programmi jazz di Adriano Mazzoletti o “Alto Gradimento” del mio amico Renzo Arbore (e Gianni Boncompagni), mi sintonizzavo in AM sulle frequenze di Radio Rai e sognavo. Ognuno poteva visualizzare in maniera autonoma e personale quello che ascoltava».
Il jazz è entrato subito nella sua vita?
«Sono nato in una famiglia in cui faceva da colonna sonora, papà era un integralista tanto che da ragazzino misi il “White Album” dei Beatles nella discografia di casa in mezzo a Bix Beiderbecke e Chet Baker, e quando se ne accorse mi disse che dovevo spostarlo da un’altra parte».
In quel momento avrebbe mai immaginato che molte icone le avrebbe incontrate (per esempio intervistò Miles Davis)?
«Era un sogno. Ascoltare jazz per me era una malattia, sentivo un disco per mesi finché non lo sapevo a memoria, era così che imparavi. Quando ho deciso di dedicarmi alla musica, lasciando Economia e Commercio, credo di aver fatto la scelta giusta».
Spesso parla di “disciplina del piacere” cosa intende?
«Studiare con autodisciplina, ti piace talmente tanto quello che fai che passano le ore e i giorni, il tuo obiettivo è crescere e curiosare nella musica in maniera maniacale. Sei un nerd, versi lacrime e sangue sullo strumento, fai gavetta. Adesso vorrebbero raggiungere il successo con la prima canzoncina composta. Ma bisogna capire che la musica è un’arte, non solo intrattenimento».
Elisa Russo, Messaggero Veneto 21 Aprile 2026

