GIANLUCA GRIGNANI A PORDENONE IL 20.04.24

«Questo tour parte dai club, e quindi non potevo non fare tappa in Friuli-Venezia Giulia, dove ce n’è uno dei più importanti. È una regione che non conosco molto, ricordo solo i Prozac+ di Pordenone, li avevo conosciuti ai tempi di “Acido Acida”. E poi ovviamente c’è Elisa». È il Capitol di Pordenone a ospitare, il 20 aprile alle 21.30, il live “Residui di rock’n’roll” di Gianluca Grignani, che ripercorre trent’anni di hit come “Destinazione Paradiso”, “La mia storia tra le dita”, passando per “La fabbrica di plastica” fino a “Quando ti manca il fiato” in gara a Sanremo 2023.

Grignani, cosa sono i “Residui di rock’n’roll”?

«Sono la parte dei ricordi che non serve a niente. Quindi i residui restano indietro, il rock’n’roll spinge avanti». 

Sarà anche il titolo del prossimo album?

«“Residui di rock’n’roll” sarà il primo capitolo della trilogia “Verde Smeraldo”. Prima però uscirà un libro, manca pochissimo. Faccio tutto al contrario: parte il tour, poi arriva il libro e poi l’album. Sarà un crescendo». 

Nel frattempo, è uscita su Spotify la raccolta “In the club 2024”. Per prepararsi al live?

«Sì. Il marketing classico mi sembra obsoleto, mi piace invertire le regole e dare alla gente la possibilità di capire. Ho un modo diverso di vedere le cose e non credo di avere tutti i torti».

La scaletta?

«Ogni concerto ne faccio una simile ma diversa, perché è come se ogni volta raccontassi una storia differente. Cambia per come suono, canto, improvviso, anche a seconda del pubblico».

C’è una scenografia particolare?

«Fuoco e fiamme dietro di me, le luci creano questo effetto molto rock’n’roll». 

Come ha fatto a mettere d’accordo la ragazzina sognante e il rocker più duro?

«Sono passato dalle gambe del diavolo, ora me lo merito. Forse con la mia coerenza, la costanza, il menefreghismo. La mia musica diventa quella degli altri, non sono geloso. Sono un artista e devo mettere la luce dove gli altri non la mettono».   

Il suo pubblico la difende, anche nelle controversie?

«Mi conoscono, sanno che sono dedito al mio lavoro in maniera totale. Mi sento figlio del pubblico, ma anche padre di un’arte reale, creativa, concreta. Sono una persona umile. Se non mi difendo da solo, mi difendono loro. Mi sono preso le mie responsabilità, si sa che ho avuto dei periodi difficili per i quali sono stato preso di mira». 

La fragilità dell’artista non è più un tabù, con gli “outing” di Sangiovanni, Mr. Rain…?

«È un periodo in cui le cose vengono dette, ed è un bene. Prima questi ragazzi non parlavano. Io lo dissi già ai tempi di “La Fabbrica di Plastica”. Ho fatto un percorso con un terapeuta, ma a suo parere non sono stato minimamente influenzato dal successo. Non mi crea problemi non perché non lo amo, ma perché non lo sento. Le mie paturnie sono altre». 

Sui social sono rimbalzati dei video della data zero del tour. Qualche problema tecnico?

«I social non sono la Bibbia, si accendono fuochi di paglia, non mi interessano. Ho fatto un’ora e mezza di concerto nonostante i problemi. Quando sono stato impossibilitato ad andare avanti mi sono fermato e ho scherzato con il pubblico. Poi sono tornato sul palco e ho cantato a cappella. I problemi li ho risolti la notte stessa. Il fatto è che sono esigente, e per questo tour abbiamo alzato l’asticella, la qualità per me è fondamentale. Mi ricordo una data zero dei Pearl Jam, tra il pubblico c’era anche Dalla, la prima mezz’ora hanno fatto un casino micidiale, non si sentiva nulla, eppure nessuno si era lamentato».   

Elisa Russo, Il Messaggero Veneto 29 Marzo 2024 

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