Esce per nusica.org “Roundabout”, secondo disco del pianista Giulio Scaramella, goriziano classe ‘87: un progetto che mette in dialogo formazione classica e linguaggio jazzistico, intrecciando composizione e improvvisazione in un quartetto capace di muoversi tra rigore formale e libertà espressiva. Preceduto il 13 marzo dal singolo “Può Succedere”, l’album (con mix e mastering di Stefano Amerio da Artesuono) è disponibile su tutte le piattaforme digitali dal 18. Scaramella è pianista di formazione classica, diplomato con il massimo dei voti e la lode in pianoforte al conservatorio Tartini di Trieste, in seguito si perfeziona alla scuola biennale di musica da camera del Trio di Parma e consegue la laurea di secondo livello in interpretazione jazz; tra i tanti riconoscimenti il premio Franco Russo nell’ambito del TriesteLovesJazz. La collaborazione con lo sloveno Jure Pukl al sax soprano e tenore è uno degli assi espressivi di “Roundabout”: il sax si intreccia stabilmente al pianoforte, spostando la prospettiva dei brani e ampliandone il timbro. Accanto a loro, i friulani Alessio Zoratto al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria. «Scelgo musicisti di cui mi fido – racconta il pianista goriziano –, se il loro contributo sposta il punto di partenza, sono disposto anche a cambiare quello che ho scritto. In “Roundabout” ho raccolto pagine nate in anni diversi, molte rimaste a lungo nel cassetto. Ho tenuto nei brani in piano solo gli aspetti più da studio e complessi; per l’ensemble invece desideravo una scrittura immediatamente interpretabile, capace di entrare subito nella musica senza perdere spontaneità. Anche gli omaggi nascono da affinità reali: “Deep River” viene da dieci anni passati a suonare con diversi cori gospel e spiritual, “The Mozdok’s Train” è una melodia ascoltata ai tempi del conservatorio che non se ne va più, e Brahms è un autore a cui torno naturalmente». Scaramella, negli anni, ha anche affiancato come sideman e co-leader, stelle del jazz quali Fabrizio Bosso, Mauro Ottolini, Vanessa Tagliabue Yorke, Francesco Bearzatti. «È una dimensione in cui mi riconosco – conclude – perché ti costringe ad ascoltare e a interpretare. Per questo la parola “leader”, in musica, mi suona sempre un po’ stretta: se scrivi dei brani è inevitabile avere una visione, ma il punto per me è lasciare spazio alla visione di chi li suona con te».
Elisa Russo, Il Piccolo 18 Marzo 2026

