HARD LEMONADE HOTELLO TRIESTE 29.03.24

Fautori di una rivisitazione scoppiettante e personale dei grandi successi (italiani ma non solo) degli anni ‘50 e ‘60, in chiave rockabilly – swing – surf, con scalette estremamente ballabili, i triestini Hard Lemonade festeggiano dieci anni di attività con tanti ospiti speciali ad alternarsi sul palco con loro, venerdì alle 21 all’Hotello Trieste di via Valdirivo 6, a ingresso libero.

La formazione attuale, ridotta dai nove elementi degli esordi a cinque, vede Luca Bitti alla voce assieme a talentuosi musicisti, attivi in tanti altri progetti: Jacopo Tommasini alla chitarra e cori, Walter “Wallace” Grison al sassofono, tastiera e cori, Francesco Cainero al basso, contrabbasso e cori, Giulio Roselli alla batteria. «La line up che portiamo all’Hotello – assicurano – è molto rock». Gli special guest della serata sono artisti che in qualche modo hanno condiviso il loro percorso: la cantautrice Chiara Vidonis, il batterista Jimmy Bolco (Canto Libero, Respect, Pussy Wagons), Leo Virgili (frontman, trombone e chitarra con Radio Zastava), i Makako Jump, Stefano Vertovese (Burnite), Chiara Gelmini (Les Babettes), il bassista Edi Forni (Doober Dan), il trombonista Marco Kappel (Flexy Gang, Radio Zastava) e il trombettista Lele Metelli (Soul Bandido). Nati nel 2013 attorno alla vulcanica personalità del frontman Mr. Bitti, anche dj-mattatore delle notti triestine con lo pseudonimo di JackRabbit Slim, la ruspante formazione si riappropria di memorabili hit con suoni sinceri: «Sono un arsenale – dicono – che ci permette di entrare dalla porta d’ingresso nel mondo del vintage esibendo il passaporto della qualità». Proprio l’estrema attenzione al sound è uno dei marchi distintivi della band triestina che spazia con disinvoltura tra la rivisitazione in chiave rock’n’roll dei super classici della musica italiana (da Little Tony, a Caterina Caselli, passando per Adriano Celentano o Massimo Ranieri) e internazionale, alla riproposizione dei maggiori successi dei ‘50 e ‘60 americani (“Great balls of fire”, “Devil in disguise”) tradotti in lingua italiana. Un mix vincente che trova il suo comune denominatore in testi leggeri e melodie spensierate, proprio come i classici dell’epoca. «Il tutto in un contenitore di altissima fattura che, una volta dischiuso – concludono gli Hard Lemonade – stacca l’ascoltatore dall’insostenibile frenesia della vita moderna».

Elisa Russo, Il Piccolo 29 Marzo 2024 

Articoli consigliati