I HATE MY VILLAGE SEXTO ‘NPLUGGED 07.07.24

Domenica si chiude la 19esima edizione di Sexto ‘Nplugged con due nomi molto attesi: in Piazza Castello a Sesto al Reghena, gli inglesi Slowdive presentano il loro nuovo album “Everything Alive”. Aprono alle 21 gli I Hate My Village, super gruppo formato da alcuni dei più talentuosi musicisti nostrani: il batterista Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours, Propaganda Live band), il chitarrista Adriano Viterbini (BSBE), e i polistrumentisti/ cantanti Alberto Ferrari (Verdena) e Marco Fasolo (Jennifer Gentle).

Rondanini, con questo progetto avete già suonato al Capitol, al di là della musica conosce la zona?

«In Friuli ho suonato qualche volta, ricordo il Deposito Giordani, e ci sono venuto a pesca; ma mai abbastanza, vorrei prima o poi farci una vacanza».

Il vostro primo album, omonimo, era uscito nel 2019 per la pordenonese Tempesta, l’etichetta dei Tre Allegri.  

«Siamo loro amici da tanti anni, abbiamo anche collaborato. Ci hanno dato una mano per l’avvio e ci siamo trovati bene. Per il secondo è arrivata l’offerta della Locomotiv». 

Il nuovo cd s’intitola “Nevermind the tempo”. Cita “Nevermind” dei Nirvana o “Never Mind the Bollocks” dei Sex Pistols?

«Ci ricordava citazioni famose, sì. È una frase da un verso di un brano che tra l’altro non è stato incluso. Abbiamo giocato un po’ con inglese e italiano, come per dire “non importa il tempo” che ci siamo presi per completare il disco, non c’è fretta». 

Che concerto portate a Sexto?

«Abbastanza complicato perché il nuovo disco è molto più articolato. I tour precedenti erano più liberi, “jammati”: si partiva dall’album per poi sviluppare un live con margini di improvvisazione. Questa volta la sfida è rifare il disco dal vivo. Sarà un concerto divertente, con un’energia speciale. Speriamo ci sia partecipazione attiva del pubblico, così si crea l’incantesimo».

Alberto Ferrari dei Verdena si era aggiunto a voi un po’ dopo vero?

«Il primo disco doveva essere addirittura strumentale. Poi abbiamo fatto il tentativo di aggiungere le sue voci e ci è piaciuto talmente tanto da non poterne fare a meno, e questa volta io e Viterbini in fase di composizione abbiamo pensato subito a delle linee melodiche, con la classica forma canzone con i ritornelli».

I testi?

«L’approccio è quello dei Verdena, in cui il suono viene prima del significato: la voce è uno strumento che crea immagini». 

Ciascuno di voi ha i suoi progetti consolidati, come nasce l’idea di unirvi?

«Non a tavolino, siamo fan l’uno dell’altro. E non abbiamo voluto sfruttare la notorietà di ciascuno per lanciare gli I Hate My Village. Vorremmo sempre che parlasse la musica, prima dei nostri curriculum». 

Siete un bel mix geografico. Lei e Viterbini romani, Fasolo padovano, Ferrari bergamasco. Come vi combinate tra voi?

«In realtà siamo molto simili. Ci accomuna un senso di disadattamento profondo che ci accompagna fin da piccoli, la musica è la nicchia in cui ci riconosciamo molto facilmente. Parliamo la stessa lingua». 

Lei è conosciuto anche per la sua presenza in tv nella band di Propaganda Live su La7. 

«È divertente, una grande opportunità, c’è un bel clima, tra amici. Diego Bianchi è un grande appassionato di musica ed è molto legato alla band del programma». 

Elisa Russo, Messaggero Veneto e Il Piccolo 07 Luglio 2024  

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