IACAMPO al Sartorio 25.08.26

Blues, gospel, folk riecheggiano nel nuovo album del cantautore Iacampo, “Preghiere contemporanee”: lo presenta dal vivo martedì al Sartorio. La serata (a pagamento) è organizzata dall’associazione Yeah nell’ambito di TriesteEstate e prevede alle 20.30 l’apertura di Acqua Distillata canta Ribaltavapori, progetto del musicista triestino Antonio Uras con la cantante veneta Lucia Gatto.

«Uno degli organizzatori, Marco Valva, che mi aveva già invitato nel 2019 all’Hangar Teatri – ricorda Iacampo –, mi ha fatto in questi anni conoscere Trieste più approfonditamente». Nato a Mestre da madre veneta e papà molisano, Marco Iacampo debutta nei ’90 con alcuni gruppi, per dedicarsi poi alla carriera solista dal 2000; il nuovo disco segue una trilogia composta da “Valetudo”, “Floris” e “Fructus”.

“Preghiere contemporanee” ha una dimensione molto spirituale ma anche terrena, come nasce?

«Da una tensione che ho. Come tanti ragazzini, ho seguito un percorso nella chiesa cattolica. Poi ho scoperto il rock’n’roll, e mi stava stretta, ma pian piano ho capito che la presenza di una vita spirituale poteva andare avanti oltre quelle quattro mura che per me erano la religione cattolica. Una componente che è sempre stata parte della mia scrittura, che ha sicuramente delle basi nella tradizione dell’uomo, nelle forme di spiritualità condivise con altre culture. Non l’avevo mai affrontata in un unico disco ed è successo in maniera non premeditata, avevo più canzoni che andavano in quella direzione».

L’amore è un altro tema?

«“Quanto assomigliamo a Dio” è essenzialmente una canzone d’amore, in cui però trovo una connessione linguistica-semantica. “Anima piena” è una forma di preghiera che cerca di ispirare una sorta di guarigione completa, in cui l’anima prende il possesso del corpo e del movimento del corpo nella vita, canto: “dove va il sangue, dove va il rio, è lì che vado io”. E quindi di unione con tutto. Credo che ci sia una dimensione parallela con la quale possiamo dialogare, che può ispirarci».

Al Sartorio chi l’accompagna?

«Una persona che è stata importantissima nel disco, mi segue nel live e farà parte anche delle prossime registrazioni, Alberto Zuanon, contrabbassista che, inoltre, canta e questo mi permette di coprire in duo un po’ tutti gli aspetti di questo album, quello armonico e quello ritmico. Abbiamo una bellissima fusione che raramente ho trovato nella mia vita da musicista».

Oltre che da “Preghiere”, la scaletta pesca anche nel passato?

«E nel futuro, perché sto già registrando un nuovo album: ho scritto tantissimo negli ultimi due anni; poi ci sono delle canzoni del mio repertorio passato che continuo a portar dietro e fan bene a me, al concerto, alla gente».

Elisa Russo, Il Piccolo 25 Agosto 2026 

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