INTERVISTA HINDI ZAHRA al Teatro Miela il 25.02.17

Sabato alle 21.30 Hindi Zahra è in concerto al Miela. «Sono una cantante, autrice, compositrice e produttrice. Adoro stare sul palco, condividere la mia musica e viaggiare grazie ad essa», dice l’artista nata a Khouribga in Marocco, da una famiglia di etnia berbera. A 15 anni si trasferisce a Parigi e a 18 lavora al Louvre. Si avvicina alla musica da autodidatta: «da piccola imparo a suonare la chitarra dai miei zii, ma i primi veri strumenti sono stati la voce ed il corpo, con la danza». Nel 2005 ha già composto una cinquantina di canzoni, alcune finiscono nel suo ep d’esordio del 2009. Nel 2010 pubblica «Handmade», il suo primo album per l’etichetta Blue Note Records che raggiunge la posizione 17 della classifica francese e richiama subito l’attenzione del grande pubblico: il suo stile, la sua voce, il suo fascino non passano inosservati. Il singolo «Beautiful Tango», un inno all’amore, diventa un successo internazionale grazie anche al videoclip realizzato dal regista Tony Gatlif. Vince il Prix Constantin come miglior album e il premio come miglior album di world music ai Victoires de la Musique. Nel 2014 debutta come attrice nei film «Il padre» diretto da Fatih Akın e «The Narrow Frame of Midnight» di Tala Hadid. Mescola jazz, folk, blues ancestrale con testi prevalentemente in inglese, con qualche parte in francese e berbero ed è stata paragonata a grandi artiste come Billie Holiday, Norah Jones e Patti Smith: «la mia musica è difficile da incasellare, qualcuno dice jazz, qualcuno blues, qualcuno etnica… Io concepisco un disco più come un libro, con una storia che ti porta da qualche parte e non importa dove». Il tour attuale ha registrato diversi sold out, anche nelle prime date italiane. «Ho suonato molte volte in Slovenia ma è la prima volta che vengo a Trieste e sono molto curiosa di scoprire la città», dice l’artista naturalizzata francese, che aggiunge: «Amo profondamente l’Italia, è il mio paese preferito, qui tutto mi sembra bello: la cultura, la gente, l’architettura, il cibo, il vino. Ci vengo spesso e ho collaborato con grandi musicisti italiani tra cui Roy Paci». Del concerto al Miela anticipa: «Sarà un grande spettacolo, pieno di energia e amore. Saremo in sette sul palco e proporremo brani da entrambi i miei album». Il suo primo disco era stato supportato da ben 400 concerti («ne ero uscita fisicamente distrutta»); alla fine della tournée Hindi Zahra decide di trasferirsi per un anno a Marrakech, isolata in un riad della Medina: «una vera discesa nella solitudine, per metabolizzare una storia e raccontarla. A volte capitava che facessi la spesa e poi per due settimane non uscivo più di casa». La sua ricerca parte dalla ripetizione, inizia ad esplorare i ritmi con Rhani Krija, un musicista di Essaouira: «È arrivato con un furgone pieno di percussioni, le ha disposte nel patio del riad. Sceglievamo gli strumenti, mescolavamo ritmi cubani con percussioni marocchine, ritmi marocchini con percussioni indiane». Le sue canzoni la riportano a viaggiare: a Cuba, in Giordania, in Egitto, in Italia, in Andalusia – a Cordoba registra con il chitarrista flamenco Juan Fernandez «El Panky». La registrazione di «Homeland», secondo album che esce nel 2015, si conclude a Parigi, dove onora le sue radici tuareg invitando il chitarrista Bombino a suonare in «To The Forces». Il percussionista brasiliano Zé Luis Nascimento ridona il gusto del viaggio alle canzoni, e una squadra di musicisti si forma attorno a lei. Arriva finalmente alla conclusione di un’odissea d’iniziazione che è durata due anni e mezzo: «Ho cominciato a comporlo partendo dalla mia voce e dalle percussioni, proprio come è stato per le musiche ancestrali che avevano come strumento primario il tamburo. Questo album è anche la storia della donna che sceglie la sua forma d’espressione più emozionale, istintiva e animalesca. Racconto storie in cui tutti possono identificarsi, ad esempio in “Any story” dico che ho scelto una strada ma ciò che succede durante il cammino non lo puoi scegliere».

Tra le forme d’arte che più la ispirano mette la pittura al primo posto e riassume il suo stile di vita con le parole «nomadismo, viaggio e scoperta di altre culture». Sul suo rapporto con la tecnologia commenta: «Apprezzo il lato buono di internet, che permette di comunicare, accedere alle informazioni, ai documentari. La musica diventa immateriale ed è un bene». Conclude con uno sguardo ai prossimi impegni e assicura: «Sto già progettando il prossimo album».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 23 Febbraio 2016

Hindi Zahra Il Piccolo

 

 

 

 

Elisa Russo, Il Piccolo 23 Febbraio 2017

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