«Musichemestre 2011» è una rassegna che si tiene a Mestre, tra marzo e maggio. Un grande viaggio nella musica moderna, passando dal rock al jazz ed il blues, con incontri, workshop, contest per band emergenti e concerti. Sabato 19 marzo, alle 20.45, l’appuntamento era con il live dei No Guru, al Laurentianum di Piazza Ferretto 121. 
La formazione milanese sta promuovendo il cd di debutto «Milano Original Soundtrack». Sebbene sia il primo capitolo discografico di questo nuovo progetto, i musicisti coinvolti sono tutt’altro che esordienti: Andrea Scaglia (voce e chitarra), Andrea Filipazzi (basso) e Alex Marcheschi (batteria), hanno militato per molti anni nei Ritmo Tribale (gruppo di punta del rock italiano anni ’90), Xabier Iriondo (chitarra) negli Afterhours e Bruno Romani (sax) nei Detonazione.
Un rientro sulle scene molto ispirato e sintonizzato sul presente: parole di fuoco, sarcasmo, cuore e personalità, suoni metropolitani, citazioni post-punk (Joy Division, Killing Joke), No Wave N.Y., funk bianco, colonne sonore poliziottesche.
«Sono passati diversi anni dalla nostra vecchia esperienza con i Ritmo Tribale» spiega il batterista Alex Marcheschi, «una decina d’anni, quindi volevamo trovare un suono che ci rappresentasse per quello che siamo ora. Sentivamo di essere cambiati da alcuni punti di vista e, partendo dal “minestrone” di influenze e stili, volevamo rielaborarli a modo nostro, tradurli in qualcosa che ci rappresentasse per quello che siamo adesso. Ci abbiamo messo un po’ prima di uscire perché volevamo essere sicuri di avere il sound giusto. Sono cose che senti, quando arrivano. Ad un certo punto, a forza di provare, sentivamo i pezzi girare bene: eravamo pronti e siamo andati a registrare. Ci siamo messi in discussione, abbiamo modificato il nostro modo di suonare, il nostro approccio ai pezzi. Ci siamo liberati di alcuni schemi che avevamo. E ne siamo molto contenti».
Il vostro ritorno è stato accolto con molto calore.
«Il riscontro della critica è stato buono, mi sembra che abbiano colto lo spirito dell’album che è molto puro e sincero. E poi abbiamo capito che il pubblico è rimasto attaccato a noi come persone, alla nostra identità e questo ci fa stare bene». 
Il disco è uscito per Bagana Records, un’etichetta indipendente. Com’è stato lavorare con loro? 
«Bagana aveva già collaborato con noi quando abbiamo fatto uscire «Uomini 1988-2000», la ristampa/ raccolta dei Ritmo. Volevamo avere un’assoluta libertà e con una label indipendente riesci spesso ad averla, piuttosto che con le major».
Da «Bahamas», ultimo disco dei Ritmo Tribale sono passati parecchi anni.
«Sono successe tante cose, è incredibile trovarci ancora assieme con la stessa passione che avevamo agli inizi. Già per questo è come se avessimo vinto. Adesso possiamo viverla come una passione, fino al ’99 eravamo dentro a dei meccanismi musicali piuttosto pesanti da reggere, legati a major, aspettative, vendite, numeri… adesso suoniamo per noi, quindi siamo ancora più stupiti che ci sia quest’attenzione, questo seguito».
Si può dire che siete stati al top del rock italiano, per un certo periodo?
«Noi siamo sempre stati un gruppo un po’ trasversale, abbiamo avuto riconoscimenti in certi ambiti, non in quelli mainstream commerciali. Però rispetto alle nostre aspettative iniziali sono arrivate tante cose in più.
Adesso più che la popolarità ci interessa trovare un’identità musicale nostra, forte. Pur essendo il primo album credo che ci sia un amalgama abbastanza strutturata».
Milano è una città dura, a cui siete però molto legati, come vi condiziona?
«C’è assoluta mancanza di comunicazione, ti porta ad essere molto reattivo, altrimenti cadi nell’apatia. Più che fuggire da una città che spesso ci fa soffrire cerchiamo di rappresentarne il respiro con la nostra musica, far capire com’è la nostra vita di tutti i giorni. Milano ti dà stimoli: o ti schiaccia o ti rafforza. In questo periodo ci ha rafforzato, ci siamo strutturati bene». 

Elisa Russo, Il Piccolo 19 marzo 2011

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