JETHRO TULL AL ROSSETTI (TS) 13.02.24

«Torno sempre con piacere in Italia, Nord, Sud, Centro… Anche se la mia preferenza va al freddo Nord, dove adoro visitare antiche chiese e cattedrali, nella cui solitudine trovo sollievo per l’animo. In qualcuna ci ho anche suonato»: parte proprio dall’Italia il nuovo tour dei Jethro Tull capitanati dal flautista, polistrumentista e frontman Ian Anderson e, dopo Roma l’11, la seconda tappa è martedì 13 febbraio alle 21 al Politeama Rossetti di Trieste, unica data del Nord Est, organizzata da VignaPR e FVG Music Live, in collaborazione con Concerto e Zodiak. In pista dal 1968, gli inglesi Jethro Tull, paladini del progressive, sono oggi un marchio musicale che ha attraversato il tempo con ancora molto da esprimere, prova ne è il nuovo album “RökFlöte”, ovvero flauto rock, che i Jethro Tull hanno reso iconico.  

Anderson, al Rossetti si è già esibito. Ricorda la città?

«Sono stato a Trieste, ma purtroppo toccata e fuga, non ho avuto il tempo di visitarla. Se ho un po’ di tempo libero in città cosa faccio? Oh, di solito cerco di individuare il peggior ristorante indiano in cui poter mangiare. Sì, proprio il peggiore in assoluto, perché sarà vuoto e a me, ripeto, piace la solitudine. Soprattutto quando mangio». 
Cosa vedrà il pubblico?

«Un gruppo di vecchietti che si divertono. Anzi, per essere precisi: uno molto anziano, altri vecchiotti e due ancora ventenni. Suoneremo musica prodotta in ciascuno dei quasi sette decenni in cui abbiamo registrato e suonato dal vivo. Alle nostre spalle, sul grande schermo, scorreranno dei video riferiti in qualche modo alle canzoni che suoniamo».  

Nella vasta produzione, due dischi recenti: “RökFlöte” uscito ad aprile e “The Zealot Gene” del 2022.

«“The Zealot Gene” è stato scritto, e in parte registrato, nel 2017, ma ci è voluto un po’ per finalizzarlo e pubblicarlo, specie a causa del covid. È un lavoro basato sui versi del Vecchio e Nuovo Testamento della Bibbia. Invece a “RökFlöte” ho cominciato a lavorare nel 2021 e parla della mitologia norrena».  

Mentre compone pensa alla resa dei brani dal vivo?

«Per gli ultimi album sì, ho provato già a immaginarli in termini di live performance, in modo da registrare qualcosa che possiamo davvero riprodurre sul palco». 

Qual era la cosa migliore nel far parte dei Jethro Tull agli esordi?

«La sensazione di essere diversi da qualsiasi altra band in circolazione, allora come oggi. Il mio sforzo è sempre stato creare qualcosa di originale, senza imitare o copiare altri. Ovviamente, ho molte influenze musicali ma cerco di fare la mia musica, senza sembrare una copia di altri. Ho sempre sentito questo forte senso di unicità». 

E come si fa a mantenere questa freschezza, c’è una formula?

«Da una parte proponendo anche pezzi nuovi. E per il repertorio precedente, l’innesto di nuovi e spesso giovani musicisti con il loro stile e la loro passione, porta uno smalto rinnovato». 

Come si attua il suo processo creativo?

«Raccolgo le idee quando sono steso a letto, viaggio in treno o sto seduto alla scrivania. Ovunque e in qualsiasi momento. Il passo successivo, forgiare queste illuminazioni e portarle al livello successivo, costruendo melodie e testi completi che stiano assieme è una bella impresa, che richiede concentrazione». 

Continua a produrre?

«Ho già l’inizio del prossimo album a livello concettuale e nei prossimi mesi avrò il tempo di svilupparlo. La musica è il mio hobby, la mia passione e il mio lavoro. In fondo, sono un vecchio ragazzo che si diverte ancora un sacco».

Elisa Russo, Il Piccolo 09 Febbraio 2024 

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