Due appuntamenti natalizi con i Kraški Ovčarji: il primo è un intermezzo, domenica alle 17, ospiti della società bandistica di Aurisina per il tradizionale concerto di fine anno nella palestra comunale Savo Ušaj, assieme ai bambini della scuola elementare Stanko Gruden di San Pelagio, il secondo un live vero e proprio, giovedì 26dalle 20 al bar ristoro del centro sportivo Ervatti di Prosecco con i Maxmaber Orkestar.
È un anno importante per i Kraški Ovčarji (Pastori del Carso), band che agli esordi suonava solo hard rock sofisticato, ma poi i ritmi balcanici hanno avuto la meglio: sono in pista dal 1994 e quindi festeggiano i trent’anni di carriera. Anni che contano centinaia di concerti in Italia, Slovenia, Croazia, Austria, fino in Argentina e Uruguay, sempre all’insegna dei festosi suoni balcanici. «In Slovenia suoniamo tantissimo, abbiamo un grosso seguito. La nostra proposta è particolare, questo fa sì che siamo sempre richiesti – racconta Aljoša Saksida, uno dei fondatori del gruppo –. In agosto, per la seconda volta, abbiamo suonato al Če Povem, festival che dà molto spazio a gruppi nostrani, abbiamo fatto una jam con Piero Purini (e con la famiglia Kersevan), poi alla sagra della società sportiva Sokol, con gli Alpski Kvintet. E a settembre, nella pineta a Trebiciano, un concerto con cori e orchestre dedicato esclusivamente alle poesie di Srečko Kosovel, mitico poeta sloveno del Carso, di cui ho musicato varie poesie sul nostro ultimo cd “bratje, v kolo”». Sul palco con Saksida, voce e chitarra, Matej Gruden alle tastiere, fisarmonica e suo figlio Tadej al clarinetto, Martina Feri voce, Iztok Cergol violino, Igor Peric clarinetto e sax, Martin Rebecchi tromba, Martin Andolšek basso ed eufonio, alla batteria: Giulio Roselli (ha registrato il cd e sarà presente ad Aurisina) e Marco Mattietti (suonerà a Prosecco).
Se i Kraški spengono 30 candeline, su 20 possono soffiare i Maxmaber Orkestar con cui equamente condivideranno la serata di giovedì. Nella loro proposta, voci, fisarmonica, sax, violino, chitarra, percussioni e contrabbasso conducono in un viaggio attraverso la tradizione popolare dell’Europa orientale e del Mediterraneo, tra klezmer, vecchie canzoni italiane e jugoslave, valzer e mazurke, sevdalinke bosniache e danze dalla Serbia e dalla Macedonia che si intrecciano in un sound allegro e malinconico allo stesso tempo.
Elisa Russo, Il Piccolo 22 Dicembre 2024

