LAIBACH “ALAMUT” AL ROSSETTI DI TRIESTE IL 15.10.23

Solo quattro date per “Alamut” dei Laibach: Lubiana, Trieste, Francoforte, Zagabria. Quella di domenica 15 ottobre, alle 20.30 al Politeama Rossetti (evento in collaborazione con Vigna Pr e And Production), è quindi l’unica tappa italiana. Due componenti del gruppo (che prende il nome da Lubiana in tedesco), Ivan Novak e Luka Jamnik, ieri hanno presentato in una conferenza stampa al Café Rossetti “Alamut”, opera sinfonica composta assieme ai musicisti iraniani Idin Samimi Mofakham e Nima A Rowshan della Tehran Symphony Orchestra, basata su una storia ambientata nella Persia dell’XI secolo. Il concerto sinfonico vedrà i Laibach sul palco assieme alla RTV Slovenia Symphony Orchestra diretta dal maestro iraniano Navid Gohari, il gruppo vocale Human Voice Ensemble di Teheran, il coro delle donne Gallina e l’orchestra di fisarmoniche femminile AccordiOna. «Siamo davvero onorati – ha dichiarato Francesco Granbassi, Presidente de Il Rossetti, prima di lasciare la parola ai Laibach – di poter ospitare l’unica data italiana di questo progetto davvero straordinario. Il Rossetti conferma la sua vocazione internazionale». Sono considerati la più importante band slovena di tutti i tempi, un nome di culto, pionieri della musica industrial e punto di riferimento per molti, i Rammstein su tutti, eppure i Laibach hanno suonato a Trieste solo quattro volte in 43 anni di carriera. «Dovremmo suonarci più spesso – dice Ivan Novak – visti i legami geografici e storici che ci legano. Promettiamo che nei prossimi quarant’anni cercheremo di tornare più di quattro volte. In generale in Italia è difficile collocarci, mentre a Londra avremo tenuto quaranta concerti almeno. Visto che Albano suona da noi un mese sì e uno no, speriamo che cominci uno scambio più equo». Il titolo dello spettacolo è tratto dal romanzo dello scrittore Vladimir Bartol, nato a Trieste, scritto nel 1938 in pieno regime nazifascista. Best-seller all’estero, in Italia viene riscoperto dopo il 2001, in seguito all’attentato alle Torri Gemelle di New York; la sua storia ha inoltre ispirato la creazione di Assassin’s Creed, uno dei videogiochi più famosi al mondo. «Abbiamo incontrato l’editore e traduttore del libro negli Usa, dopo l’11 settembre. Già nel 2004 ci era venuta l’idea di musicare “Alamut”, ma l’abbiamo messa da parte. Poi ci sono stati i concerti in Corea e la gente ci diceva: “e ora cosa vi inventerete, quale sarà la prossima mossa?”». Novak si riferisce al fatto che i Laibach, nel 2015, sono stati la prima rock/industrial band a suonare a Pyongyang, in Corea del Nord, esperienza raccontata poi nel documentario “Liberation Day”. «E allora siamo andati a Teheran, altro luogo difficile per la situazione politica. Lì sono nate le collaborazioni con i musicisti iraniani. Sembrava un progetto impossibile da realizzare, eppure abbiamo trovato il supporto di molti, costruendo un ponte tra Iran e Slovenia. L’anno scorso abbiamo presentato finalmente due premiere di “Alamut” a Lubiana. Una produzione mastodontica, con cento persone coinvolte: siamo fieri di portarla al Rossetti». «Dopo aver letto il romanzo – aggiunge Luka Jamnik membro dei Laibach e co-compositore di “Alamut” – abbiamo tratto delle idee chiave da rendere con la musica. Assieme ai due compositori iraniani, abbiamo diviso l’opera in nove movimenti. Fanatismo religioso, manipolazione delle masse, lotta per il potere, cinismo della politica: sono temi estremamente attuali, che ci stanno a cuore. Abbiamo dato vita a una musica contemporanea, per descrivere come la realtà virtuale possa manipolare le persone mostrando storie immaginarie».

Elisa Russo, Il Piccolo 7 Ottobre 2023 

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