“L’ORCHESTRA DELLA VENDETTA” romanzo di ALICE PORRO 

«L’autrice racconta con brio e ritmo una vicenda surreale, trascinando il lettore dalla prima all’ultima pagina, proponendo il suo mondo stralunato che finisce per assurgere a metafora dell’ignoranza oggi dilagante e termina con un tocco di dolcezza inaspettata»: con questa motivazione la triestina Alice Porro ha vinto la quinta edizione del premio Lorenzo Da Ponte e vede ora pubblicato, dall’editore Diastema, il suo esordio letterario “L’orchestra della vendetta” (pagg 92, euro 12). Lo presenta il 22 maggio alla Sala Ugo Carlon di Venezia, l’11 giugno alle 17.30 allo Spazio Forum del LETS a Trieste e il 13 giugno alla casa Parise a Salgareda di Piave. Nata a Trieste nel 1985, Porro è diplomata in flauto traverso al Tartini, laureata in discipline dello spettacolo e filologia moderna. Attiva in tante formazioni quali Wooden Legs e Jig Robots, è autrice di spettacoli musicali per bambini, insegnante di flauto e propedeutica musicale. Insomma, la musica la conosce bene e dalle sue esperienze ha tratto ispirazione per costruire l’irresistibile romanzo (o racconto lungo) “L’orchestra della vendetta”. Di più: la situazione che dà il la alla narrazione è un fatto realmente capitato a lei (assieme al suo compagno di vita e di musica Marko). Ovvero, acquistare dei biglietti per un concerto in una location prestigiosa, la Philharmonie di Berlino, dando per scontato di ascoltare una versione magistralmente eseguita della Nona di Beethoven ma ritrovarsi invece ad assistere a un supplizio per le proprie orecchie: «Ci siamo sentiti ingenui, ma anche vittime di una truffa. E il criminale che aveva dato la sala a quella formazione delittuosa girava pericolosamente a piede libero tra gli uffici amministrativi del più sacro dei templi dell’arte musicale. Via via la tristezza lasciava spazio alla rabbia, ma soprattutto a un’incontrollabile ilarità». Sembrava, insomma, di «essere in un film dei fratelli Marx». Sconvolge che non tutti se ne rendano conto, anzi «un ridottissimo gruppo di spettatori è uscito con noi senza applaudire, tutti gli altri felici ed esultanti (…) Applaudivano il Male. Non Marilyn Manson, non Burzum: quel concerto in quel luogo era diabolico, perverso, maligno. L’imperatore del doloroso regno della musica di merda aveva trascinato nel suo lato oscuro centinaia di nuovi adepti. Bisognava scegliere il Bene. Che fare?». La risposta è: vendicarsi. Impresa che si rivela più semplice da attuare del previsto: noleggiare la Philharmonie per una serata non è poi così esoso, il piano è di metter su, all’insaputa dei musicisti coinvolti «la peggiore orchestra immaginabile. Deve far schifo, ma proprio schifo, così che nessuno, ma proprio nessuno, neanche un mezzo sordo, possa credere che non faccia schifo». Per accalappiarsi dei finanziamenti in una zona di confine quale è Trieste, basterà pigiare su tasti sensibili: darsi un nome scontato ma altisonante come Orchestra Transfrontaliera d’Europa e coinvolgere minoranza slovena, Slovenia, Austria, cori partigiani dell’altipiano, cori alpini del Friuli, gruppi folkloristici della Val Resia… Per l’organico basta attingere da «una vasta rassegna di casi umani della musica». Questi personaggi che andranno a formare l’orchestra della vendetta vengono descritti con stile impeccabile e massicce dosi d’ironia, si può ipotizzare che la specifica “ogni riferimento è puramente casuale” si traduca in “non si offenda chi si riconoscerà”. La vendetta viene consumata, ma alla fine, senza svelare troppo, tutto si ribalta e il confine tra vittoria e sconfitta si fa labile.

Elisa Russo, Il Piccolo 14 Maggio 2026 

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