Il cantautore rock triestino Luca Lucchesi ha presentato il suo album di debutto «Bad Days Are Gone» a Barcellona, in un locale storico come il Bar Pastís e nel programma radiofonico Zibaldone, in onda sull’emittente spagnola Radio Contrabanda e condotto da Steven Forti. Nei mesi scorsi Forti si era appassionato anche ad un altro cantautore triestino: Toni Bruna, che era stato suo ospite (sia in radio che al Pastís).

Lucchesi ha militato in passato nei Max Berlin e nei Zeronovemilligrammi. Attualmente collabora con diversi gruppi (Overfunk, Sunrise Band, XYZ Trio) e si esibisce spesso con il bluesman triestino Franco “Toro” Trisciuzzi. «Bad Days Are Gone» miscela con gusto classic rock, blues e funky, il titolo è un invito ad avere un atteggiamento positivo verso la vita: «bisogna credere in se stessi. Niente capita per caso e tutto dipende da noi».

Dell’esperienza al Pastís, locale aperto nel 1947, luogo magico, pieno di quadri antichi, pitture, caricature, disegni di ogni tipo, oggetti stravaganti che pendono dal soffitto e candele, Lucchesi commenta:
«È un locale storico in cui hanno suonato nomi celebri (come Tonino Carotone), è piccolo ma molto importante, dentro respiri un’atmosfera particolare, ci sono un sacco di foto retrò sulle pareti, decorazioni. Il proprietario è un tipo ruvido al primo impatto, ma molto attento alla musica, ha un grande rispetto per gli artisti e propone concerti ogni sera». A Barcellona, Lucchesi ha proposto il suo album in versione acustica. I brani sono tutti in lingua inglese «un po’ per slegarmi dal clichè del cantautore italiano e poter portare il mio disco in tutto il mondo».

Secondo Lucchesi suonare all’estero è molto formativo: «Quando suoni lontano da casa sei più libero da condizionamenti». Della scena locale dice: «A Trieste apprezzo chi ha il coraggio di buttarsi su un repertorio proprio. Stimo molto Michele Rizzi e i Notturna, Jimmy Joe, i Soundrise, gli Underhouse. Continuo a preferire le persone che fanno cose proprie e poi apprezzo i musicisti che hanno il coraggio di usare la tecnica per esprimere qualcosa, 5-6 note che abbiano un senso, non mi piace la tecnica fine a se stessa. Mi piace il gusto, l’innovazione, l’idea. A volte il problema del musicista triestino è il carattere: si tende a collaborare troppo poco. C’è una falla non nella nostra bravura o nella nostra tecnica, ma nella nostra attitudine. Non siamo abbastanza aperti e un musicista deve esserlo per forza. Se suono con un chitarrista bravo, non lo invidio: cerco di imparare, di carpirne qualche segreto. Qualcuno fa l’errore di arroccarsi nelle cose che già sa fare. Girando il mondo, vedo più apertura altrove».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 25 Novembre 2012    

 

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