Tre giovani band, Cavalli Mongoli, Umarell, Core Mato, sono di scena per il quarto appuntamento (ultimo per quest’estate) del Mariuccia Fest, venerdì nello spazio esterno dell’Ippodromo di Montebello in Piazzale De Gasperi 4, con apertura porte alle 20. Il collettivo triestino si avvale questa volta della collaborazione con Dischi Sotterranei, etichetta indipendente di Padova a cui sono accasati i protagonisti della serata. Dall’Alto Vicentino, i Cavalli Mongoli prendono il nome da «quei cavalli che furono un fattore chiave a sostegno delle conquiste dell’Impero mongolo nel XIII secolo». Nati nel 2025, la formazione è variabile, lo stile unisce techno lo-fi, electro-punk e testi surreali o autoironici. Trasformano ogni concerto in «un’esperienza delirante, al limite tra esibizione musicale, caos e rituale collettivo» e sono riusciti ad ammaliare i Dimension Bonus (già noti come Salut c’est cool), gruppo di techno demenziale con grande seguito in Francia. Il progetto, dal ritmo di produzione elevato e un flusso costante di nuove uscite, che alimentano e rinnovano continuamente l’immaginario della band, non si ferma alla musica: i Cavalli hanno creato anche un videogioco originale, parte integrante delle performance, in cui il pubblico può entrare in gioco in prima persona. Umarell, secondo ospite della serata, nasce dalla mente di Martin Giovannella, musicista e produttore bolognese classe 2005 con radici nell’elettronica, indie, alternative, trap, con qualche tocco di grime, drum and bass e trip hop, e una forte identità indie. Dopo il debutto “Cantiere” del 2023, ha pubblicato il secondo “Bologna!”, dedicato alla città d’origine, una «guida dei luoghi principali, attraverso le persone più care, il linguaggio, la cucina e l’attitudine adolescente bolognese» che ha presentato anche a New York e Lugano; l’anno scorso è uscito “Rock&Roll” e ad aprile l’ultimo “1000%”, un disco che racconta «il momento esatto in cui si smette di essere bambini senza sentirsi ancora adulti». Arriva dal Lago Maggiore e apre le danze Core Mato, tra alternative dance/post-punk caratterizzato dall’assenza totale di chitarre, sostituite dall’uso esclusivo di due bassi, cassa dritta, drum machine e voci pitchate, a maggio ha pubblicato il debutto “this is not my first album but it is”.
Elisa Russo, Il Piccolo 04 Settembre 2026

