«Ho passato una vita a fare musica e ho avuto la fortuna di incontrare persone incredibili, di andare lontano e di vedere le mie canzoni arrivare dove non avrei mai immaginato. Adesso desideravo tornare a casa». È disponibile in digitale e in doppio vinile “Me, My Friends and Al”, settimo album del soul singer triestino Al Castellana, registrato e coprodotto con Daniele Dibiaggio per l’etichetta Beyond Records, vede la partecipazione di tanti nomi di rilievo della musica italiana, tra cui Mario Biondi, Neffa, Dargen D’Amico, Ghemon, Tormento, Willie Peyote. Alessandro, in arte Al, Castellana, nato a Trieste il 9 settembre 1962, attivo dagli anni ’90, è personalità di spicco della scena soul e funk nostrana, nella sua carriera ha collaborato anche con Fabri Fibra, Patty Pravo, Alan Sorrenti.
Castellana, “Me, My Friends and Al” ha avuto una lunga gestazione?
«Nasce nel periodo covid, da un’esigenza di ritornare a fare musica in italiano. Mentre stavo realizzando l’ultimo album in inglese mi è balenata questa idea e ho cominciato così, quasi per gioco, a sondare la disponibilità degli artisti, scrivendo poi le canzoni di conseguenza. Siamo andati avanti almeno tre anni per finire tutte le basi e la parte strumentale, poi ancora un anno e mezzo perché tutti mi restituissero il loro contributo. Ne sono usciti 14 brani con altrettanti ospiti, persone che conosco da una vita e che stimo musicalmente, ma soprattutto amici con cui celebrare questi 35 anni di musica».
Proviamo a citarli tutti?
«Mario Biondi, suo fratello Stevie Biondi, Papik (produttore molto forte a livello internazionale) negli unici tre brani in inglese. Neffa, Davide Shorty, Tormento, Ghemon, Willie Peyote, Deda alla produzione di un pezzo, Claver Gold, che scrive e rappa benissimo. Dargen D’Amico, nel singolo che aveva anticipato l’album, “Rooftop”, andato subito molto bene con oltre un milione di ascolti, ci ha dato grande soddisfazione. Poi abbiamo la mitica Simona Bencini dei Dirotta su Cuba. E dei giovani interessanti: Piccolo G, ex concorrente di “Amici di Maria De Filippi”, un ragazzo che scrive pop in maniera raffinata e particolare, mi ha colpito da subito; una cantante pugliese che mi piace molto, Nikaleo».
Il genere?
«Tutte le mie anime e tutti i generi di matrice black: funk, soul, passando per qualche momento jazz e hip hop, r&b prog. E nei testi parlo prettamente del mio amore per la musica in tutte le sue forme».
Con l’inglese va forte all’estero. Come mai la scelta di pubblicare un disco in madrelingua?
«Per riportare in italiano un genere che viene in parte ignorato in Italia. Io ho cominciato cantando in inglese con le mie prime band, poi, con l’avvento dell’hip hop, ho capito che si poteva usare l’italiano. Vorrei che magari questo album servisse anche da monito per certi ragazzi che vogliono fare questo genere in italiano e vengono sviati, e poi dal vivo se gli togli l’auto-tune non sanno dove andare, vorrei far capire che è giusto invece costruire un bagaglio d’esperienze, che ai miei tempi prima era l’ascolto dei dischi fino a consumarli e poi le sale prove dove si sudava per raggiungere un risultato decente e fare i live».
Da cantante soul, cosa ha trovato nel rap?
«In America è molto più confinante con il soul che in Italia. A un certo momento l’hip hop ha preso la voce della black people, quindi mi sembrava affascinante il fatto di ritrovare tempi, ritmiche funky, soprattutto all’inizio sentivo questi fantastici rapper americani che però nei ritornelli facevano sempre cantare un soul singer. Neffa mi contattò per fare lo stesso. C’era un grande lavoro sui testi e sull’introdurre uno slang che in Italia non esisteva, produttori di grande preparazione e cultura. Quindi mi sono innamorato dell’hip hop già da prima, ma poi essendoci dentro ho trovato un modo per farmelo piacere ancora di più e ho mantenuto sempre questo legame».
Elisa Russo, Il Piccolo 28 Settembre 2026

