«Mosfet è un tipo particolare di transistor, particolarmente adatto ai circuiti digitali. Quando abbiamo iniziato ci sembrava rappresentasse bene gli ideali a cui il gruppo tendeva: un suono elettronico, computerizzato, innovativo, creato principalmente dalle macchine. L’ispirazione arrivava dai giganti del genere, Kraftwerk in primis, ma anche Depeche Mode, New Order, Ultravox, Human League, Gary Numan, Soft Cell, più in generale ci affascinava il panorama inglese di pop elettronico». Mosfet Collective riunisce musicisti su una linea che parte da Pordenone e arriva a Cividale, passando per Codroipo. «Il percorso del collettivo – raccontano – tradisce la nostra età perché già negli anni novanta abbiamo cominciato come sperimentatori, costruttori di synth ed effetti». Il loro nuovo cd “Last Human Masterpiece”, uscito in tiratura limitata per l’etichetta Last Human Records, approda ora sulle piattaforme digitali, a partire dal singolo “Biennale”accompagnato da un videoclip curato da Viktor Toth; seguiranno altri singoli e quindi l’album intero in formato digitale. Il gruppo è composto da Massimo Bomben (collaborazioni con Davide Toffolo ai tempi dei Futuritmi e dello Stato di Naon, ha sperimentato con il rap e l’elettronica, realizzato remix – Miles, Silvestri, 883, J-Ax, Amari, Ola -, anche attivo come dj) e Bruno Roiatti (suona tromba e basso elettrico; ha cantato per oltre trent’anni con il coro Pod Lipo con il quale ha registrato tre cd). Completano la formazione Luca Baiti, Stefano Bortolossi e Clara Bomben alla voce in un brano.

«La nostra passione per la musica – proseguono – non si è mai esaurita, come non si è mai esaurita la grande amicizia che ci lega. Recentemente abbiamo trasferito interamente in digitale tutti i nostri strumenti, rendendo lo studio molto più flessibile. Grazie alla tecnologia i grandi e pesanti synth ora sono tutti contenuti in un semplice laptop che ci consente di lavorare ovunque. Ci piaceva l’idea di realizzare un album confezionato professionalmente da specialisti del settore, e visto che siamo riusciti a ritagliarci un po’ di tempo ci siamo fatti una specie di regalo». Il titolo “Last Human Masterpiece” pone dei quesiti: qual è l’ultimo grande capolavoro umano? L’intelligenza artificiale sarà in grado di sostituirci nelle nostre attività? E ancora, una domanda tristemente attuale: quali capolavori di orrore è capace l’uomo? A quest’ultima domanda si collegano le foto di copertina di Nanni Fontana (presente con una mostra alla chiesa di San Francesco a Udine). «La scintilla che ha portato alla realizzazione dell’album – conclude Roiatti – è stata la fortunata coincidenza di condividere la nostra passione con Simone Coccato, alias Wes Coal, che in questi giorni ha pubblicato il suo ultimo lavoro “Hormoz”. Grazie a lui abbiamo contattato lo Spectrum Studio di Bologna e Roberto Passuti che ha accettato di mixare i nostri pezzi. Il lavoro è andato avanti per quasi un anno, con la pazienza di chi doveva mixare e restituire impressioni e sensazioni. I nostri brani hanno volutamente un sound retrò, costruito utilizzando pochissimi pattern e dettato dalle nostre influenze musicali. Francesco Brini, in fine, ha seguito il mastering». 

Elisa Russo, Il Messaggero Veneto 21 Marzo 2024 

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