OMINI AL TEATRO MIELA IL 13.01.23

Tre giovanissimi con le tute bianche (ispirate a Pete Townshend degli Who) e una carica rock esplosiva: gli Omini sono stati una delle scoperte più interessanti dell’ultima edizione di X Factor, arrivando alla semifinale. Erano in circolazione già da un po’: dal 2015 si facevano chiamare The Minis, pubblicando anche un album per la Sony e, ancora minorenni, calcavano i palchi importanti della loro Torino. Ora continuano il percorso arricchiti dall’esperienza e dalla visibilità televisiva che ha un effetto positivo anche sul tour, in arrivo al Teatro Miela venerdì 13 gennaio alle 21.30. Sono figli d’arte gli Omini, Alex Loggia ex chitarrista della mod band torinese Statuto (in cui militò perfino Ezio Bosso) è infatti il papà di due componenti: il cantante Julian, diciottenne, e Zak, chitarra e cori, che questo mese compirà vent’anni. Ai fratelli Loggia si aggiunge il diciannovenne Mattia Fratucelli alla batteria. «Siamo stati a contatto con la musica fin da piccoli – racconta Zak – con papà musicista si respirava in casa quest’aria, ascoltavamo i vinili, giocavamo con le sue chitarre; ci ha istruito per bene». 

Per questo avete una cultura musicale così radicata nel passato (Beatles, Who, Doors…)?

«Apprezziamo qualcosa delle uscite contemporanee ma principalmente abbiamo sempre ascoltato la musica “vecchia”, così la definivano i nostri amici. Siamo stati influenzati dalle sonorità inglesi anni ’90 e dalla musica più psichedelica dei ’60, per poi arrivare a quello che stiamo facendo adesso». 

I vostri testi però, dell’album “Senza Paura” e del nuovo singolo “Matto”, sono in italiano. Come mai non inglese?

«In realtà scriviamo anche in inglese, sentirete qualcosa dal vivo. Finora sono usciti solo pezzi in italiano perché essendo in Italia vogliamo arrivare a più gente possibile, che possa riconoscersi nei nostri testi».

Avete spesso aperto i concerti della vecchia scuola torinese, Subsonica, Africa Unite, Statuto, Bluebeaters…

«Conosciuti attraverso nostro padre, poi bazzicando per festival e ambienti musicali a Torino si incontrano un sacco di musicisti, a Capodanno eravamo proprio con i Subsonica».

La decisione di partecipare a X Factor?

«Casuale. Ero quello meno convinto dei tre. Poi ho pensato “perché no? andiamo, ci facciamo sentire, giusto un passaggio e poi ci buttano fuori” e invece è andata decisamente meglio, siamo stati a lungo all’interno del programma, arrivando praticamente alla fine».

Arctic Monkeys, Ramones, Blur… Sceglievate voi le cover?

«Si fidavano delle nostre valutazioni ed eravamo abbastanza liberi».

Quella che vi rappresenta di più?

«Forse “My generation” degli Who. Invece, quando Fedez ci ha proposto “No Sleep Till Brooklyn” dei Beastie Boys ero scettico, un genere troppo diverso dal nostro, oggi la adoro tanto da averla inserita nella scaletta dei nostri concerti e sono molto contento di averla portata in tv».

Come è stato lavorare con Fedez?

«Stimolante, fighissimo. Lui è Fedez, punto. Non saprei come spiegarlo. Con noi si è comportato bene fin dall’inizio, è stato un ottimo mentore per tutta la durata del percorso, ci ha dato i consigli giusti per poter andare avanti ed essere sicuri di noi sempre».

I concerti?

«Sta venendo molta gente, ragazzi della nostra età, adulti, bambini accompagnati dai genitori, ne siamo entusiasti. Vogliamo dare il 100% e farli uscire dal concerto col sorriso. Al Miela sentirete il muro di suono degli Omini, tra pezzi nostri e cover (anche quelle portate a X Factor), ci divertiremo assieme». 

Elisa Russo, Il Piccolo 10 Gennaio 2023

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