PETER KERNEL AL TEATRO MIELA L’11.05.24

«Ci siamo passati poche volte, ma Trieste è una città che amiamo. Anche noi arriviamo da una regione di confine (dalla parte italiana della Svizzera) e questa cosa ci affascina e ci nutre sempre di curiosità. I confini sono zone speciali nelle quali nascono o si infrangono sogni. A livello artistico ci ispirano molto». Parole di Aris Bassetti (chitarra e voce) che, con la canadese Barbara Lehnhoff (basso e voce), nel 2006 ha fondato il duo art rock – post punk Peter Kernel, protagonisti sabato del concerto al Miela. Aprono alle 21.30 Maury<3Tanja che si definiscono «un mix di vibrazioni tropicali con krautnoise istroveneto». I Peter Kernel, nominati tra i musicisti più importanti del loro paese con il Gran Premio della Musica Svizzera, a Trieste hanno suonato nell’estate 2018 in Porto vecchio «ricordiamo con piacere – riprende Bassetti – anche il bagno notturno dopo il concerto». 

Un riassunto di questi sei anni dall’ultimo concerto triestino?

«Abbiamo sperimentato parecchio, testando le nostre capacità in ambito più accessibile musicalmente parlando, senza però perdere la nostra visione. Abbiamo un disco nuovo e centinaia di date in più sotto le unghie. Siamo cresciuti, cambiati, ma rimane la necessità di scrivere musica diretta e sincera». 

Cosa vedremo al Miela? 

«Per assurdo, più invecchiamo e più diventiamo fisici dal vivo. Il live set è sempre più intenso. Dopo qualche anno passato a fare concerti con due o tre batteristi contemporaneamente sul palco, siamo tornati alla formula del trio. Avevamo bisogno di essere ancora più diretti. Per la prima volta saremo in tour con un batterista che abbiamo tenuto d’occhio da tempo: Nello degli Appaloosa». 

Nel nuovo album “Drum to Death” ogni traccia è suonata da un batterista diverso, tra cui Bernard Trontin (The Young Gods) e Cosmic Neman (Zombie Zombie). Come nasce l’idea?

«Nel periodo covid, sebbene in Svizzera meno complicato che da voi, comunque come musicista quando vedi saltare tutte le date ti cade il mondo addosso. Dovevamo reagire, così abbiamo scritto a undici batteristi che amiamo. Ci hanno mandato pezzettini di ritmi (da pochi secondi a cavalcate lunghissime). C’è chi ha registrato professionalmente e chi con il telefono. Ci siamo messi alla prova partendo dai ritmi, per noi sono la metafora della vita. Il risultato è un po’ diverso dai nostri soliti dischi, ma allo stesso tempo ci rappresenta completamente». 

Suonate molto all’estero. In Italia si fa più fatica? 

«Abbiamo tenuto circa mille concerti in tutta Europa e Nord America fino ad oggi, con un seguito più consolidato dove si parla francese (Francia, Belgio, Svizzera Canada francese), sono i territori grazie ai quali riusciamo a vivere di musica da tanti anni. L’Italia è nel nostro cuore perché viviamo a due passi, ma è sempre un po’ difficile». 

In parallelo avete ciascuno altri progetti, novità su quel fronte? 

«A ottobre uscirà un mio ep come Mortòri, dove canto in dialetto ticinese per onorare le mie radici; sono molto gasato. La mia ragazza è friulana e capisce quasi tutto, quindi speriamo di passare anche da qui per un concerto. Barbara sta ancora facendo tantissime date come Camilla Sparksss e ha in programma di preparare un disco nuovo».

Elisa Russo, Il Piccolo 10 Maggio 2024 

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