PIERPAOLO CAPOVILLA E NICOLA MANZAN ALL’IPPODROMO DI TRIESTE 12.05.24

«È una vita che non visito Trieste, città a cui sono molto affezionato»: Pierpaolo Capovilla (Teatro degli Orrori, One Dimensional Man) torna domenica, all’Ippodromo di Montebello. Dalle 17 “Alternative festival” organizzato dall’associazione San Giorgio 2020 a ingresso gratuito, oltre alle selezioni di Fish J, vedrà succedersi sul palco On The Moon, Red Code, Lapolveriera fino al gran finale alle 21.30 con il nuovo progetto di due pilastri della scena indipendente italiana: Capovilla alla voce e il polistrumentista Nicola Manzan (Bologna Violenta). Capovilla per tanti anni ha suonato assieme al batterista triestino Franz Valente, con il Teatro hanno tenuto live memorabili, come l’avvio del tour di “A sangue freddo” al Miela nel 2009. «Ci aveva portato fortuna – commenta Capovilla – ma confesso di non ricordare mai i miei concerti, li rimuovo sistematicamente e non so perché. Ho chiesto a un mio amico psichiatra, neanche lui mi ha saputo dare una risposta esaustiva. Dimentico, come se non fossi stato io. È una cosa spettacolare». 

A proposito del legame con Trieste: si è dichiarato fan di Toni Bruna, conferma?

«Non è secondo a nessuno, “Formigole” è un piccolo grande capolavoro da iscriversi nella migliore tradizione della canzone popolare italiana di sempre». 

È legato anche all’etichetta La Tempesta di Pordenone.

«Sì certo, ma guai a mescolare Trieste e Friuli. Come ben distinta è Venezia, dove vivo, dal Veneto». 

Lo spettacolo di domenica s’intitola “Triste, solitario y final” in omaggio all’omonimo libro di Osvaldo Soriano. Come mai?

«Descrive bene questo spettacolo abbastanza disperato, perché faremo solo canzoni tristi, solitarie e definitive, come se non ci fosse un futuro. Ma, diceva Pasolini “non c’è disperazione senza almeno un po’ di speranza”. Il mood è intimo, le parole emergono come in un romanzo di Soriano in tutta la loro forza narrativa, diventano pietre, la musica le accompagna. Emozionante per me e per il pubblico, che in certi momenti di questa performance ho visto piangere. Questo vuol dire che sono riuscito a scrivere canzoni che ancora oggi sanno suonare le corde del cuore».

La scaletta?

«Canzoni del mio repertorio, dall’inizio, da One Dimensional Man, Il Teatro degli Orrori, il mio disco solista “Obtorto Collo”, un capitolo importante è tratto da “Finché galera non ci separi”, poesie musicate del poeta detenuto Emidio Paolucci». 

Uno spettacolo di teatro canzone?

«Esattamente, ci sono temi urgenti. Per esempio, la morte sul lavoro: a settimane ci sono più morti sul lavoro in Italia che civili morti nella guerra in Ucraina. Poi c’è il carcere, vergognoso il discorso pubblico sul “gettiamo la chiave e che marciscano in galera”, l’esatto contrario del dettato costituzionale. O la salute mentale. La canzone deve sempre servire a risvegliare la coscienza civile del paese».

Sta lavorando a nuovo materiale?

«Sto scrivendo un album (forse anche due) per i Cattivi Maestri, ci saranno collaborazioni sorprendenti e ballate struggenti, la mia poetica si sta trasformando. Per me la musica è emancipazione e redenzione dalle circostanze storiche che sono costretto a vivere; punk, con il suo carattere dissacratorio e provocatorio».  

Elisa Russo, Il Piccolo 12 Maggio 2024  

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