Volevo occuparmi, in questa puntata, di filosofia.
Pensavo di cominciare con Nietzsche e poi approfondire Kant. Solo che, cercando materiale su Nietzsche, ho trovato questa citazione: “Beati gli smemorati perché avranno la meglio anche sui loro errori”. Citazione a sua volta citata nel bellissimo film “Eternal Sunshine of The Spotless Mind” di Michel Gondry. E allora ho cominciato a ricordarmi di dimenticare. E ho dimenticato la mia ricerca filosofica. Soprattutto perché mi sono imbattuta nella notizia delle foto scandalo di Bon Jovi. 
Ora, Jon Bon Jovi è stato uno dei miei primi idoli. Mi ricordo una gita di quinta elementare (!) in cui avevo il walkman con la cassettina di “Slippery When Wet”. Nel 1986 mi innamorai di Joey Tempest degli Europe, poi di Bon Jovi, poi scoprii Axl Rose e fu la fine: basta coi bravi ragazzi!
Ma torniamo al mio primo amore. Il paisà Giovanni BonGiovi, aveva davvero la fama di bravo ragazzo con quella faccetta pulita e la chioma permanentata. Ma oggi, (fortuna che non ho più 10 anni ma 33 e forse posso reggere il trauma) viene fuori che forse non era così irreprensibile. Pure lui. Paisà. Esce una biografia non autorizzata dal titolo inequivocabile: “Sex Drugs and Bon Jovi”! (Parentesi: complimenti al titolista… chissà quanto si sarà sforzato per partorire una cosa del genere). Nel libro ci sono delle foto succosissime, o meglio spassosissime!
Leggo su Yahoo: “Jon Bon Jovi giovanissimo su un letto, circondato da alcune ragazzone procaci e disponibili. Jon e i suoi Bon Jovi con le stesse ragazzone, avvinghiati in tutte le salse. Anche il cantante del New Jersey cedette, in gioventù, alla tentazione di qualche scatto osé e in questi giorni TMZ.com li ha ripescati grazie all’ex tour manager della rockstar, Rich Bozzett, che ha deciso di inserirli nel libro “Sex, Drugs and… Bon Jovi”.
Era il 1985, il gruppo era sulla cresta dell’onda e organizzò un set fotografico molto particolare per trovare la copertina di 7800° Farenheit. Per rappresentare il loro secondo lavoro – che prende il titolo dalla temperatura del vulcano in eruzione – i musicisti decisero dapprima di realizzare foto decisamente bollenti, ma lo stesso Jon non le apprezzò e chiese a Bozzett di distruggerle. Cosa che il manager naturalmente non ha fatto, ben comprendendo il valore che le immagini avrebbero acquistato nel tempo. E ora non solo le ha messe nel suo libro, ma per giustificarsi sostiene che il polverone porterà rinnovato interesse nei confronti della band”.
Allora, mettiamo da parte la stupidera generale della storia… Bon Jovi che chiede al manager di eliminare le foto come in un film di spionaggio maddai… Con una certa pruderie sono corsa a guardarmi la gallery. Altro che foto piccanti, da morire dal ridere! Bon Jovi adagiato su un letto con dei fuseaux leopardati (oggi li chiameremmo leggins ma sono sempre quello: pantaloni aderentissimi), capelli permanentati e ossigenati, avvinghiato a quattro comparse da film hard a low budget.
Leggo sul Corriere:
«Ho dei grandi ricordi dei miei sette anni coi Bon Jovi – ha raccontato Bozzett, che oggi si occupa di ristrutturazioni edili, al “Daily Mail” – e Jon mi ha sempre trattato molto bene, si vedeva che era una persona vera, genuina e io mi sono sempre sentito come il sesto membro della band. Quanto al servizio fotografico, me lo ricordo molto bene ed è stato davvero divertente. A quel tempo, Jon era un ragazzo giovane, che stava iniziando a godersi la popolarità, ma era anche già impegnato con la donna che avrebbe poi sposato, quindi si decise di nascondere quegli scatti». 

«ERA PULITO»– Ad ispirare le foto, il successo di gruppi come i Motley Crue, mentre l’obiettivo era quello di “indurire” l’immagine da bravo ragazzo ostentata dal rocker. Nel libro viene sollevata anche la questione sul presunto uso di droga da parte dei membri della band, ma Bozzett, che venne in seguito cacciato dai Bon Jovi e gli vennero poi negati gli utili sui diritti d’autore da parte del nuovo manager, nega che Jon fosse come le altre rockstar dell’epoca,quasi tutte dedite agli stupefacenti. «Sono felice di aver lavorato con lui – ha detto l’uomo – perchè Jon era sostanzialmente pulito. Non ho voluto scrivere il libro con intento malizioso, ma solo perché pensavo fosse arrivato il momento giusto per raccontare alla gente una storia affascinante».

Ok, ma allora perché cavolo il libro si chiama “Sex, drugs and Bon Jovi”? Le drugs sono degli altri? E il sex? E niente, devo proprio leggere il libro. Qualcosa non mi torna. Leggo. Poi vi dico.

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