Agosto è un mese difficile.
È uno di quei mesi che non capisco tanto.
Cioè: perché il mondo si deve fermare?
Tipo Apocalisse.
Tutti in acido.
Ad esempio:
Mi è scaduta la carta d’identità.
Vado in centro civico per rinnovarla. Ci sono 2-3 persone in sala d’attesa. Clima tranquillo. Chiedo all’impiegata: “è necessario prendere appuntamento?”. Mi dice: “No. Una volta si poteva prendere appuntamento, ma da settembre non si potrà più. Però siamo pieni. Faccio solo questa signora che aveva già appuntamento, poi altri no”.
Ora, è evidente che non una di queste parole dell’impiegata comunale ha senso.
Però fa caldo.
Ed io me ne vado senza documento rinnovato.
L’indomani andrò in un altro centro civico, e farò una fila di due ore e mezzo per avere soltanto un timbro dietro al mio documento.
Fortuna che nell’attesa avrò modo si studiare una suora che mi sta seduta accanto e che brandisce un lunghissimo ombrello con cui ogni tanto mi punzecchia braccia e gambe. Accidentalmente? Fa amicizia con una donna disagiata e i loro discorsi sono assolutamente psichedelici e spassosi. Ad un certo punta la donna disagiata farà una foto ricordo col cellulare alla suora. Con la coda dell’occhio vedo poi la foto: c’è la suora e dietro ci sono io, con un broncio da guinness dei primati. Dio se vorrei quella foto!

Chi lavora e deve fare ste benedette ferie, non le potrebbe distribuire tra maggio e settembre, che forse ha anche più probabilità di azzeccare bel tempo?
No.
Tutti ad agosto.
Poi è il concetto di fondo proprio sbagliato: le vite non possono essere fatte da 350 giorni di lavoro frustrante e 15 in cui cerchi nevroticamente di rifarti. È una battaglia persa in partenza. Allora la vacanza diventa una corsa verso l’inattuabile.
Colonne interminabili ai caselli stradali sotto il sole cocente, file chilometriche all’autogrill a contendersi rustichelle e camogli dagli ingredienti dubbi, 10 euro per una bottiglietta d’acqua minerale, stazioni dei treni con lamiere roventi ed aria condizionata modello Siberia. Se questa è la vacanza, il resto che è? Frangersi le dita nei cassetti?
A me non resta che osservare, come sempre.
Io mi sento in vacanza quando ho da lavorare (intendo con le cose che mi piacciono ovvero la musica e i suoi annessi) e in prigione quando non ho nulla da fare.
(Ma è il sistema ad essere sbagliato eh, mica io fatta al contrario!).
Che poi il caldo dà alla testa e rende animali, mi sa. Ieri ero in autobus ed è arrivato un anziano (mentre il bus si stava già mettendo in marcia) ed ha cominciato a dare pugni sul vetro per farsi aprire la porta. Scena abbastanza classica. Il conducente l’ha fatto salire ma per vendicarsi, ha ben pensato di chiudere all’anziano il piede in mezzo alle porte al momento di scendere. Eh bhè, occhio per occhio e piede per piede. A sto punto giriamo armati e gambizziamo chi butta una cartaccia per terra. E poi lo sfotteva pure: “Capo, la vol che ghe ciamo l’ambulanza?”. E sto vecchio che urlava ahhhhhhiiiii e bofonchiava (tra l’altro mi sembrava palesemente ubriaco. L’anziano eh. Non il conducente).

Quindi osservo, ed ho terrore di quel che vedo e vedrò.
Mi fanno paura le macchine strabordanti di quelli che vanno in vacanza al mare e ad occhio hanno vissuto fin dalla nascita in una baita di montagna. Ed ora eccoli lì, sembrano Totò e Peppino quando arrivano alla stazione di Milano con addosso pelliccia e colbacco. Presente? Vestiti da cosacchi. E tutti intorno a ridere. “Per forza, tu vestito da milanese fai ridere!” dice Totò a Peppino. “Sarà un freddo caldo. A Milano non può fare caldo!” Ecco, l’attrezzatura dei villeggianti è una roba del genere. Pinne, materassino gonfiabile, borsa frigo, termos… ma ndo vai?
Altra cosa bislacca della persona in vacanza, è che mediamente pensa di essere immortale.
Ogni tanto mi capita di vedere come si muovono a Lignano. Se ne vanno in giro in bici o peggio in tandem o quegli orribili risciò o come si chiamano: ti tagliano la strada e sbucano fuori in contromano da un cespuglio perché loro, loro sono in vacanza e tu li devi schivare sti highlander.
Altra cosa che pensano sia concessa in vacanza è vestirsi malissimo. Come si presentano in spiaggia… ciabatte infradito trovate nei fustini del detersivo, zoccoli olandesi di plastica, harem pants che sembra te la sia fatta addosso, cannotte da muratore, borse dai colori fluorescenti… Anche il buon gusto va in vacanza. L’altro giorno a Lignano eravamo in spiaggia e mi ha colpito la nazionalità dei bagnanti. Finora si vedevano soprattutto tedeschi e austriaci. Ora c’è una marea di rumeni. Ora mi chiedo: sono loro i nuovi ricchi o siamo noi i nuovi poveri? La seconda eh? Faceva caldissimo e accanto a me, per tre ore, c’è stato un signore tutto vestito, pantaloni lunghi, t-shirt, cappellino… Andare al mare vestiti. Sarà un fatto di mutazioni genetiche. Marziani balneari. Ho paura, ho molta paura.

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