Ci sono tante cose di cui vi potrei parlare oggi. Per esempio ho appena letto un articolo che spiega quanto siano buoni da mangiare gli insetti. Sarebbe un investimento per il futuro del pianeta: fonte sana di proteine ed i loro allevamenti non inquinano… In Oriente ne vanno ghiotti, ma qua abbiamo ancora troppi pregiudizi. Evabè allora mangiamo la M***A!!!
Di argomenti ne avrei davvero tanti (e tutti all’altezza di quello che ho citato eh!). Nell’imbarazzo della scelta, ieri ho chiesto a Ricky Russo: “Di che parlo nella mia rubrica?”. “Parla di me a Venezia!”, ha risposto il megalomane. Non ha tutti i torti sto Ricky Russo. Visto che siamo qua a far cabaret… Cercherò di raccontare l’aneddoto con pacatezza e aderenza alla realtà. Sabato scorso, RR si trovava a casa, indossando il suo pigiamone (non quello di flanella, ma quello estivo… anzi me lo immagino con un accappatoio bianco in stile Toni Soprano quando si alza e va in strada a raccattare il giornale). Poche ore sembravano separare RR dal suo lettone (magari con la trasgressione di un dvd rassicurante e una manciata di pop corn) quando gli squilla il cellulare. “E squillino le trombe e trombino le squillo”, ve la farò breve. Ricky è stato invitato a mettere i dischi al super mega party vip della giuria del Festival di Venezia. Dopo qualche istante di esitazione, ha preparato la sua borsina con i dischi, pigiama e spazzolino ed è partito all’avventura. Fonti bene informate testimoniano di aver avvistato un RR in consolle, attorniato da attrici, registi, nani, mangiafuoco. Scherzi a parte: c’era gente come Quentin Tarantino e Sophia Coppola che sorseggiavano cocktail. Ma soprattutto c’era Stanis La Rochelle. Il divo della serie tv Boris interpretato da Pietro Sermonti. Il suo vero nome è Enzo Facchetti, ma si fa chiamare Stanis La Rochelle per rinnegare qualunque riferimento all’Italia: Stanis è infatti convinto che la recitazione troppo italiana sia il motivo principale della scarsa qualità delle fiction e del cinema. Il nome Stanis è un riferimento al metodo Stanislavskij: l’attore, infatti, prima di girare deve calarsi nel ruolo e, spesso, questo accade pochi secondi prima del ciak. Spesso, per coprire situazioni di difficoltà, ricorda agli altri di aver frequentato la scuola di Marcel Marceau e ciò dà origine ad assurdi ed improbabili siparietti. È un attore assolutamente mediocre, ma lui ha un’altissima considerazione di sé e tratta il resto della troupe come se la sua presenza in una fiction italiana fosse un suo regalo verso di loro, mentre lui è destinato al teatro o al cinema. Ah ma io dovevo parlare di Ricky Russo! Peccato che il mio spazio sia terminato… sarà per la prossima volta. (Comunque Stanis La Rochelle ha detto a RR: “Tu sei veramente pazzo”. Son soddisfazioni).

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