Qualche settimana fa la rubrica era dedicata al documentario «D’Amore Si Vive».
Avevamo stabilito, con grande ottimismo, di sì.
D’amore si vive.
Oggi la domanda è:
«Di rock’n’roll si vive?».
O più in generale:
«Di musica si vive?
Se magna? Ci si compra il pane?».
Da un po’ di tempo mi frulla in testa questa domanda.
Ad un certo punto della mia vita ho deciso che il rock’n’roll era un lavoro a tempo pieno. Nel senso che non si può essere dei musicisti o addetti ai lavori (giornalisti, speaker radio, gestori di etichette, uffici stampa etc…) convinti/convincenti se lo si fa part time.
Di recente ho cominciato a mettere un po’ in dubbio questa convinzione.
Ebbene sì, «Mi contraddico, sono vasta contengo moltitudini», citando Whitman.
Che lo diceva anche Pasolini che bisogna coltivare l’atrocità del dubbio…
Per esempio il disco più bello del 2009 per me è «Semper Biot» di Edda. Cioè di uno che di lavoro fa i ponteggi (ed il co/autore di tale disco, Walter Somà pure di lavoro fa altro, anche se però dice: “la musica mi lavora dentro a tempo pieno”).
Manuel Agnelli ad un concerto ha praticamente idolatrato Edda perché c’ha un lavoro (mosca bianca, ma vedremo tra un po’neanche tanto). “Edda va a dormire presto perché alla mattina si sveglia per andare a lavorare, mica come i fighetti indie rock figli di papà che non fanno una bilia dalla mattina alla sera…”.
Ha detto qualcosa del genere, Agnelli.
(Forse non ha detto bilia, ma sono quasi certa abbia detto fighetti indie rock).

Poi ho visto un video in cui Simone degli Ex Otago racconta la sua esperienza di musicista/ autista.
È un video della serie «Fossifigo» realizzato da quelli di Pronti al Peggio. Lo trovate su Vimeo. Forse anche su You Tube. Inzomma lo trovate IN RETE.
Anzi, magari li incollo pure in questo post.
“Simone suona con gli Ex-Otago.
Hanno inciso dei dischi.
Il suo video è su Mtv.
La musica però non paga le bollette.
Ecco perché il vero lavoro di Simone è fare l’autista di autobus (invece che la rockstar)”.
Sveglia prestissimo, caffè, s’infila la divisa da conducente e racconta di essere un ex grafico che si è rotto di non essere pagato o di avere contratti improbabili.
“Guadagnare bene, avere tempo libero per fare grafica e suonare”, questo gli interessa. I giorni di riposo va a suonare, le vacanze estive le passa tutte in tour. “È la cosa che più mi piace fare”, dice. Conciliare lavoro e musica è stancante, ma Simone stringe i denti. “Quindi con la musica soldi pochi?” gli dice l’intervistatore.
“Ma no.
Non pochi.
Zero!”.
Zero poiché le entrate vengono reinvestite per le spese come strumenti e furgone (“anzi per comprare il furgone ci indebiteremo”). E, col pranzo al sacco, Simone se ne va in giro per l’hinterland genovese a guidare la corriera, ma sono sicura che pure a lui la musica gira dentro a tempo pieno.

Altro esempio. Moltheni.
Ingrediente Novus è una raccolta di Moltheni appena uscita. Contiene un dvd live e un cd di brani riarrangiati, più alcuni inediti, per festeggiare i 10 anni dall’inizio della sua carriera.
Dieci anni di bei dischi, e fa il vigile del fuoco (o la faceva fino ad un certo punto?).
Ha fatto un’uscita alla Bianconi, Moltheni:
“Me ne vado dall’Italia”,
inacidito, giustamente, da come girano qui le cose.
Io intanto ho scritto il mio curriculum.
Magari lo faccio girare un po’va…

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=HbGOKsL_NeA&hl=it_IT&fs=1&[/youtube]

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=JuEv2chs2wo&hl=it_IT&fs=1&[/youtube]

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