RIDEOUTS “THE JOURNEY”

«Il nuovo album “The Journey” è un richiamo a come facciamo esperienza nel mondo, interiore ed esteriore, attraverso l’assenza di certezze fisse, immergendosi costantemente nella prospettiva di mutamento e un’esortazione a raccogliersi con attenzione nel momento presente». “The Journey” è il quinto album dei triestini The Rideouts, creatura del leader Massimiliano Scherbi che diede avvio al progetto nel 2000, quando visse qualche anno a Liverpool per suonare nella città dei suoi idoli, i Beatles. Lì il musicista triestino fondò il primo nucleo dei Rideouts rifacendosi alle sonorità della musica anglo-americana degli anni ’60, dal pop al rock, dal blues al garage rock, senza dimenticare un pizzico di psichedelia. The Beatles, Hendrix, Cream, Led Zeppelin sono i loro numi tutelari; Richard Oliff della BBC nel descriverli tirò fuori nientemeno che i Beatles ed Eric Clapton. A Scherbi, composizione, chitarre, voce, basso si aggiunge la voce di Michela Grilli, la batteria e le percussioni di Federico Gullo e nel singolo “Superfunky Love”, il basso è di Kevin Reginald Cooke. Ci sono poi ospiti stellari come gli inglesi Kick Horns, una delle sezioni fiati più richieste al mondo (hanno suonato per colossi come Rolling Stones, Beyoncé, Clapton, Blur…).

Scherbi, come ha coinvolto i Kick Horns?

«Grazie alla piattaforma SoundBetter, legata a Spotify, è possibile mettersi in contatto con grandi nomi e “assoldare” questi straordinari professionisti. Oltre a registrare le loro parti, le hanno anche arrangiate, hanno fatto un lavoro pazzesco, una gemma».

Altri ospiti?

«Il quartetto d’archi Rêverie e il quartetto con Davide Albanese, Paola Bezi, Lucija Brnadic, Jasen Chelfi». 

Come sono nati i pezzi del nuovo disco?

«Alcuni, come “Let Yourself Go”, “Burn In Your Fire” e “Be My Lover”, sono stati concepiti nel 2016 e nel 2017 per un progetto cinematografico americano. I brani, legati alla trama del film, che prevedeva un viaggio e una storia d’amore, sono rimasti nel cassetto e ho deciso di ripartire da lì, aggiungendo ovviamente canzoni nuove».

Da qui, “The Journey”, il viaggio?

«Prendendo spunto dalla storia di questo film, in cui c’era una coppia che viaggiava, mi sono guardato indietro, rendendomi conto che è passato un po’ di tempo dall’inizio dei Rideouts, quindi un bel viaggio. Potrebbe essere anche una prima tappa verso nuove sonorità». 

La novità questa volta sembra l’influenza della musica black e funk vero?

«Un tuffo in un mondo che mi è sempre piaciuto, già ascoltavo Jamiroquai, Stevie Wonder… Ho sentito un richiamo alle grandi cantanti soul, specialmente Betty Davis, anche grazie alla voce graffiante di Michela». 

Il ruolo di Michela Grilli è diventato sempre più centrale?

«Questo è il terzo album con lei e ogni volta l’ho coinvolta di più. Ha una voce bellissima e una musicalità innata. In questi anni mi ha dato modo di scrivere dei pezzi che io non avrei potuto cantare. Mi ha aperto tante possibilità come compositore». 

Dove avete registrato?

«A Trieste, Casa della Musica e East Border Sound, masterizzato in Germania da Fabian Tormin ai Plätlin Mastering di Amburgo».

Videoclip?

«Sono stati realizzati per i due singoli, “Perfect Man” e “Superfunky Love”».

Ci saranno concerti?

«Ci stiamo muovendo in tal senso. La formazione comprenderà, credo, sette elementi molti dei quali già coinvolti per l’album». 

Elisa Russo, Il Piccolo 28 Gennaio 2025 

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