ROBERTA GIALLO TEATRO MIELA 25 NOVEMBRE 2023

«Ho accolto con molta gioia l’invito del Miela nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un tema a cui tengo molto»: Roberta Giallo, cantautrice, pianista e performer nata a Senigallia nell’82, bolognese d’adozione, sarà in concerto per “Panchine Rosse”, sabato alle 21, preceduta alla 20.30 dal cantautore triestino Puntino. Ma l’appuntamento al Teatro Miela è già alle 18.30: saranno presenti operatrici del Centro antiviolenza G.O.A.P., il direttore artistico Massimo Navone, le protagoniste della rassegna “Panchine Rosse” con la conduzione di Artifragili; in sala, oltre alla stessa Roberta Giallo, la regista Elisa Risigari, l’attrice Martina Boldarin, in collegamento video le attrici Monica Faggiani e Beatrice Visibelli.

Roberta, nel 2020 è stata autrice di una lettera aperta sulla presenza a Sanremo di un rapper dai testi violenti. Si era mosso poi qualcosa?

«Purtroppo, credo che la situazione non sia cambiata ai vertici. Nel mondo mainstream continua a essere promosso un certo linguaggio, quello della trap è perlopiù violento. Non dico che non debba esistere in arte qualcosa di duro, credo però che avergli dato tanta attenzione e spazio, anche a Sanremo, sia pericoloso. Da una parte combattiamo bullismo, razzismo e femminicidio, dall’altra il mondo attorno celebra il successo di personaggi che nei loro testi chiamano la donna “cagna” o peggio. Mi spiace criticare i testi di altri, ma in un momento storico così difficile e delicato forse dovremmo essere più attenti».

Ci sarà questo messaggio nel suo live?

«Farò passare temi che si legano alla giornata, ma soprattutto nel dibattito pomeridiano avrò modo di esplicitare anche quella che è la mia poetica sull’arte del femminile che non deve essere in contrasto con il maschile: i due mondi devono collaborare. Sarò sola piano e voce, un concerto intimo, un percorso tra musica e brevi riflessioni che accompagnano gli ascoltatori come in un viaggio. A metà tra una divagazione filosofica esistenziale, con una parte quasi di cabaret per smorzare la profondità di certi discorsi. Ho sempre giocato con gli stili, i generi e anche con le sfumature del sentimento dell’umano, con molti cambi di scena e tanto ritmo».

La scaletta?

«Un percorso trasversale, dalle origini all’ultimo album “Canzoni da museo”, con qualche omaggio alla musica femminile, per esempio “Gli uomini non cambiano” di Mia Martini che recentemente abbiamo ascoltato in sala al cinema perché ho avuto l’onore di realizzare le musiche per il film “Uomini come tanti”».

Lucio Dalla è stato il suo mentore e collaboratore. Un ricordo?

«Lo frequentavo, andavo a casa sua, al cinema o al ristorante assieme. Mi iscrisse a un corso di lettura/declamazione poetica che si teneva al Teatro del Navile a Bologna. Il giorno del saggio ci fu una nevicata pazzesca che impediva al pubblico di arrivare e Dalla, sebbene avesse pure la gamba ingessata, fu praticamente l’unico spettatore. Sosteneva il sottobosco, l’arte viva e vivace che va ricercata, creava piccole comunità artistiche. Mi ha trasmesso questa grande forza». 

Si definisce un’artista multidisciplinare, cosa intende?

«Sono anzitutto cantautrice, il prossimo anno uscirà il nuovo album. Ma anche autrice, produttrice, attrice, mi occupo di colonne sonore e sonorizzazione di spettacoli, ho scritto articoli per “Vinile” e per il Mei, il romanzo “Web love story” (e ne sto scrivendo un altro), ho pubblicato poesie… amo collegare le varie discipline, sperimentare».

Elisa Russo, Il Piccolo 25 Novembre 2023 

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