TAZENDA AL BOBBIO L’8.12.23

Sono la formazione sarda più longeva e amata: i Tazenda arrivano in concerto venerdì alle 19.30 al Teatro Bobbio, grazie a una sinergia tra il Circolo dei sardi di Trieste con la collaborazione dell’associazione Regionale dei Circoli sardi in Friuli-Venezia Giulia e della Federazione delle associazioni sarde in Italia. Sul palco i due componenti storici (co-fondatori dei Tazenda nel 1988) Gigi Camedda (tastiera, voce) e Gino Marielli (chitarra, voce) e il cantante-chitarrista Nicola Nite, nel gruppo dal 2013.

Davvero è il primo concerto dei Tazenda a Trieste?

«Molto probabilmente sì. Ho un leggero dubbio – risponde Marielli – perché a Trieste ci sono stato in tante occasioni, fin da bambino quando ero venuto a suonare con Gianni Morandi. Ma con i Tazenda mi sa che è il primo. Siamo davvero legati alla regione. Ci sarà anche un’ospite speciale, Rebecca, una bambina di Gorizia, con la famiglia: abbiamo preso a cuore la sua storia, ha una patologia rara e cerchiamo di supportare la ricerca (e l’ospedale di Modena specializzato, che rischiava la liquidazione) a favore di tutti quelli che come lei soffrono della sindrome dei “bambini farfalla”».

Cosa proponete al Bobbio?

«È uno spettacolo acustico in trio – spiega Nite – con i nostri strumenti e le tre voci, senza nessun supporto di computer o basi musicali. Usiamo le nostre voci coralmente come fossero degli strumenti tradizionali sardi (launeddas). Affrontiamo i nostri più grandi successi e ne approfittiamo per farci conoscere meglio: ci raccontiamo, scambiamo qualche chiacchiera con il pubblico. Questa formula è nata anche per esigenze logistiche – aggiunge Marielli – se contiamo la band completa, con fonici e staff, siamo in dieci. Ci vogliono in tutto il mondo, ma quando si tratta di pagarci i voli dalla Sardegna ci ripensano».

Un repertorio di oltre cento brani a cui attingere. Cosa non può mancare?

«Venti album, almeno 120 canzoni… Non possiamo non fare “Spunta la luna dal monte” e per arrivare ai tempi più recenti “Cuore e vento”. Spesso, a seconda di come è andata una canzone, scegliamo quella successiva».  

Il vostro ultimo album s’intitola “Antìstasis”, in greco antico “resistenza”. Che valenza ha questa parola per voi?

«È un disco nato a cavallo del covid e ha subito i luoghi comuni di quel periodo in cui tutti, da Zucchero ai Coldplay e Rolling Stones, si sono reinventati da casa. “Resistenza” come metafora di guerra al fronte non ci appartiene, così come il termine ormai abusato “resilienza”. Il termine greco è qualcosa di più, difficile da tradurre, un equilibrio molto zen tra accettare la vita per quello che è e opporsi. La intendiamo più come “ricostruzione”, uno slancio positivo per rimboccarsi le maniche e ricostruire quello che è andato perduto».    

Come mantenete vivo il ricordo di Andrea Parodi, vostro storico cantante mancato nel 2006? 

«Il nostro manager – dice Nite – è suo figlio, Luca Parodi. Siamo una famiglia, ci prendiamo cura l’uno dell’altro. Andrea ha contributo a costruire la nostra storia e lo portiamo con noi sul palco (di solito lo ricordiamo con “No potho reposare”). Ci sono tanti progetti dedicati alla sua memoria, un museo, un parco, un teatro, un giardino… Tengo a precisare – aggiunge Marielli– che Nicola non è il sostituto di nessuno, noi non siamo i Tazenda di allora, siamo i Tazenda di adesso. A volte c’è una nostalgia antipatica se diventa paragone. C’è il ricordo, ma viviamo nel presente. Ascoltateci, sentite il nostro nuovo materiale». 

Elisa Russo, Il Piccolo 8 Dicembre 2023 

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