THE DEAD DAISIES AL CASTELLO DI SAN GIUSTO IL 03.06.22

The Dead Daisies, un supergruppo americano hard&heavy capitanato dalla leggenda del rock Glenn Hughes (ex Deep Purple), aprono domenica la sesta edizione di “Hot in the City” al Castello di San Giusto. Il festival prodotto da Good Vibrations (con la collaborazione dell’Associazione Trieste is Rock per alcuni eventi) e inserito all’interno di Trieste Estate, propone in apertura alle 21 anche il virtuoso della chitarra triestino Arthur Falcone con i suoi Stargazer (Mik Masnec alla voce, Fabio Macini al basso, Sergio Sigoni alla batteria e Lucio Burolo alle tastiere).

The Dead Daisies, nati nel 2012 tra Usa e Australia, hanno visto alternarsi componenti di Guns N’Roses, The Rolling Stones, Thin Lizzy, The Cult; la formazione attuale comprende Hughes alla voce e basso, Doug Aldrich alla chitarra (Whitesnake, Dio, House of Lords, Lion), Brian Tichy alla batteria (Whitesnake, Billy Idol, Ozzy Osbourne, Foreigner) e David Lowy alla chitarra.

«Il tour sta andando benissimo – racconta Doug Aldrich raggiunto telefonicamente in hotel in Germania – stiamo facendo sia delle date da soli che altre in apertura dei Judas Priest».

Un lungo tour che presto farà due tappe in Italia.

«Io vivo in California Meridionale e noto tante similitudini con il vostro paese, che adoro. L’Italia è davvero speciale e questo grazie alla passione della gente, trovo sempre gentilezza e voglia di “rockeggiare”, persone veramente appassionate di musica, cucina, piene di vita e di interessi, che sanno godersela».

Sarà la prima volta a Trieste?

«Con i Dead Daisies, ma io ci sono già stato diverse volte, per delle clinic di chitarra alla Scuola di Musica 55. Ricordo una grande piazza in centro, la vicinanza al mare e un pensiero che mi è rimasto: “se avessi una giornata libera vorrei fermarmi in un ristorante con vista a mangiare pasta e qualche piatto di pesce”».

Il concerto a San Giusto?

«Non vediamo l’ora e siamo entusiasti perché sarà un nostro set completo, con una scaletta ricca. Ci aspettiamo grande partecipazione del pubblico, e soprattutto vogliamo vedere, finalmente, dei volti sorridenti. Garantisco sia un grande show, ci saranno le canzoni già note dall’album dell’anno scorso “Holy Ground”, inseriamo anche qualche cover, arrangiata alla nostra maniera, dei Deep Purple (visto che Glenn ha suonato con loro), qualche inedito».

Come il nuovo singolo “Radiance”?

«Sì, lo eseguiremo live, lo definirei un pezzo heavy classico, con un riff che va al sodo, ma davvero profondo, che illumina il mondo con la sua “radiosità”, c’è dentro un messaggio molto positivo».

Il nuovo album di prossima uscita?

«Stupirà, ci sono delle canzoni diverse dalle precedenti. Ci sarà roba ancora più pesante, altra più melodica, o più funky».   

Nella biografia della band si legge: “il rock’n’roll è un viaggio, non una destinazione”. È d’accordo?

«Non lo sapevo, ma chi l’ha scritto ha centrato il punto, è vero».

Le piace essere in tournée?

«Mi manca la mia famiglia… devo settare la mente in modalità tour e a quel punto capisco che sto vivendo la parte più bella del fare musica. E poi si alternano i periodi».

Per lei cos’è il rock’n’roll? A volte porta con sé degli stereotipi. Ma è uno stile di vita, un’attitudine?

«Per qualcuno è a tempo pieno, ma io sono anche un padre di famiglia. Quando sono a casa di certo non mi vesto come sul palco, niente alcol o vizi, sono una persona normale. Non voglio vivere il rock’n’roll 24 ore al giorno. In tour posso andare a dormire alle 3 di notte e svegliarmi alle 11 del mattino, comunque mi alleno, cerco di stare in forma e suono la chitarra ma a casa mi sveglio alle 6 per preparare la colazione a mia figlia o portare i bimbi a scuola, o al campo estivo, alle partite». 

Elisa Russo, Il Piccolo 30 Giugno 2022

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