Tia Palomba And The Lazy Folks “Campfire Stories”

«L’idea di “Campfire Stories” nasce davanti a un falò in Carnia, a Culzei, dove ho passato alcuni giorni in vacanza con una chitarra, una bottiglia di vino e qualche amico con cui cantare e raccontare storie». A distanza di un anno circa dal precedente, esce il nuovo album di Tia Palomba And The Lazy Folks “Campfire Stories” per l’etichetta Bitterpill Music/ Believe, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato cd. Mattia Palomba, polistrumentista nato a Milano, si definisce “triestino per amore”: a Trieste vive da più di dieci anni e qui ha messo su famiglia (con quattro figli). Oltre che musicista col nome Tia Palomba, è videomaker e regista; la casa di produzione video triestina con cui collabora (A_lab in Via Mascagni) ha anche una sala audio ed è lì che ha inciso sia il disco di debutto “The Endless Journey” che il nuovo lavoro. È lombarda la band Lazy Folks (Adriano Mestroni, Luca Angeleri, Fabio Buscaroli, Andrea Gregnanin), hanno lavorato inoltre al disco il triestino Francesco Morosini alla produzione, Davide Colombo al mix e mastering, mentre il videoclip è di Gianluca Pedrazzi. «Nel video – prosegue Palomba – si vede proprio il falò che mi ha ispirato: tra il verde dei boschi di montagna mi è venuta l’idea di raccontare, in una sorta di concept album, tredici storie di vita personale, come si fa davanti a un fuoco dal tramonto all’alba, si chiacchiera, si canta insieme tutta la notte quindi si ride, si scherza, si piange, si soffre, si passa da un argomento all’altro». Le sonorità sono quelle senza tempo del folk, a cui si unisce l’influenza di ascolti come Diego Deadman Potron, Tom Waits, Nick Drake, Bonnie Prince Billy, John Martyn. «Nel brano “What if I tell you something terrible?” scritto assieme a Tommaso Pastori, affronto un tema pauroso come quello del morire da solo, senza i propri cari vicino: la pandemia ci ha messo in questa condizione mostruosa, ma ho in mente anche gli invisibili, che muoiono da soli in casa senza che nessuno se ne accorga. L’ispirazione per “Into the wood” invece mi è venuta guardando dalla mia finestra a San Luigi, da cui vedo il boschetto Chiadino: mi sono divertito a immaginare che quando fa buio si popola di creature magiche, elfi fatati, folletti, streghe che fanno un rave mentre il diavolo se ne va indispettito per la confusione, poi scompaiono tutti con il primo raggio di luce».

Palomba ha studiato basso elettrico, contrabbasso, percussioni e batteria, è diplomato all’Accademia di Musica Moderna e alla Civica di Musica Classica a Milano. Debutta già undicenne e fin dai ’90 è attivo sia come turnista che come cantante e bassista di varie band dell’underground milanese, è tuttora compositore di jingle pubblicitari.

«Rispetto al primo album che è stato molto improvvisato – conclude l’artista triestino d’adozione – questa volta ho utilizzato anche attrezzature migliori e sinceramente si sente, le chitarre acustiche hanno un suono che mi piace molto, sono proprio soddisfatto. Per il momento attuale ho un solo rammarico: abbiamo in programma diversi concerti (mi muovo sia da solo che con la band al completo), ma neanche uno in regione, spero davvero capiti presto qualche occasione».

Elisa Russo, Il Piccolo 25 Novembre 2022  

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