TONI BRUNA “Formigole” esce ad aprile per Niegazowana

[Tutte le foto sono di Janine Mapurunga].

Ho avuto il piacere e l'onore di scrivere il comunicato per uno dei miei cantautori preferiti, Toni Bruna: 
 

 

 

Toni Bruna

«Formigole»

Niegazowana 2013

 

Esce ad aprile il debutto del cantautore triestino che, dopo numerosi live in Italia e all’estero (dalla Spagna fino agli Usa) si è fatto notare da musicisti come Gionata Mirai de Il teatro degli Orrori ed è entrato nella scuderia di Niegazowana (etichetta degli album solisti di Edda Rampoldi, e poi Lombroso, Gionata Mirai, Gianluca de Rubertis, Lorre)

 

 

28987_495858833785397_792814641_nToni Bruna è lo pseudonimo dietro al quale si cela un cantautore triestino che non ama definirsi “artista”, ma piuttosto “artigiano della musica”. Con piglio umile che gli deriva forse dalla sua professione: il falegname. La cura artigianale che mette nel forgiare il legno non è forse così distante dalla dedizione con cui cesella i suoi brani. Il suo album di debutto «Formigole» (ovvero “formiche”) contiene dieci canzoni che sembrano non aver struttura, sono asimmetriche e inaspettate, costruite su un dettaglio, una parola, un suono su cui tutto si poggia e da cui cresce e si sviluppa il resto. Per indicazione dell’autore stesso, il genere è definibile come folk immaginario. Tra sacro e profano, divino e terreno, spiritualità e superstizione, realismo magico (di García Márquez e Julio Cortázar) e scontrosa grazia (di Umberto Saba). Miti musicali, Toni Bruna non ne ha. Ci sono però degli artisti che stima moltissimo: Victor Jara, Fela Kuti, Violeta Parra, Tom Waits, Caetano Veloso, il primo De André, i Radiohead, Eduardo Mateo, Tom Zé, Tinariwen.

I testi sono in dialetto triestino (o meglio, in ciò che oggi si può definire parlata istroveneta), perché è l’unica lingua possibile per Toni Bruna. La lingua parlata a casa, fin da piccolo. La lingua del popolo, la lingua sincera e sempre in mutamento, aperta alle contaminazioni. Toni Bruna è forse il primo ad aver usato questo dialetto in musica senza finalità goliardica, non per far ridere o per semplice folclore ma per coinvolgere, commuovere, far riflettere. Una scommessa, un azzardo che si rivela vincente. Perché il triestino si è rivelato (all’ascoltatore non giuliano) esotico ed estremamente musicale. L’audacia di Toni Bruna si estende anche ai suoi live: ispirandosi ad una dichiarazione dei CCCP in cui sostenevano che l’ascoltatore deve fare uno sforzo quando va ad un concerto, Toni decide di proporre dei live in posti inusuali. Ecco allora i concerti in tram, nella galleria di un treno, in piccole sale, nel salotto di casa in modo da richiedere un piccolo sforzo, alla ricerca di un contatto diverso con la gente, più intimo e umano. L’esperimento funziona e Toni Bruna, da solo o con la sua band, porta le sue formiche in giro non solo nella sua Trieste ed in Italia ma anche all’estero: ad esempio al celebre Bar Pastís di Barcellona e negli Usa (al Luna’s di Sacramento in California, al Red Poppy Art House di San Francisco, al 996 di Manhattan Avenue a New York).
 

Grazie ai concerti, ai numerosi passaggi in radio (live a In Orbita di Ricky Russo su Radio Capodistria in Slovenia, live Radio Rai FVG da Piero Pieri a Trieste, live a Radio Contrabanda di Barcellona nella trasmissione Zibaldone di Steven Forti, ospite a Radio Popolare di Milano da Niccolò Vecchia, a Capital Public Radio di Sacramento in California, a Radio Fragola e Radio in Corso a Trieste…) e al passaparola, «Formigole» varca qualsiasi confine linguistico e geografico.
 

Gionata Mirai, il chitarrista de Il Teatro degli Orrori, ne rimane folgorato e dichiara in un’intervista a Stefania Giordano (dlso.it), che gli chiede di consigliare un disco imperdibile: «C’è un cantautore triestino molto figo, si chiama Toni Bruna… a lui non gliene frega niente di essere famoso, ma ha fatto un disco molto bello, ed è uno dei pochi che ascolto attualmente senza premere “skip”». In seguito Mirai invita Toni Bruna ad aprire il concerto de Il Teatro degli Orrori all’Etnoblog di Trieste, in un set che include lui stesso sul palco con Toni; esperimento che si ripete in un concerto torinese di Toni Bruna al Blah Blah. Il sodalizio tra i due molto probabilmente darà nuovi frutti.
 
Toni Bruna è chiamato anche ad aprire l’esibizione triestina del cantautore milanese Edda Rampoldi (ex Ritmo Tribale) nel tour di «Odio i Vivi». Il mondo musicale di Edda è molto diverso da quello di Toni, ma c’è qualcosa di comune nella purezza quasi infantile con cui i due si avvicinano alla composizione e all’esecuzione delle loro canzoni, all’originalità dei contenuti, al coraggio di essere personali, fuori dagli schemi e dalle mode, alla capacità di creare mondi nuovi senza adagiarsi a modelli precostituiti. Un grande senso di verità e assenza di artificio che arriva dritto al cuore, che conquista l’ascoltatore alla ricerca di qualcosa di speciale ed emozionante. Non è un caso quindi che questi nomi (Gionata Mirai con il suo disco solista, Toni Bruna, Edda Rampoldi) si siano ritrovati sotto l’ala della stessa etichetta, la vigevanese Niegazowana.
 

Il primo videoclip ufficiale per Toni Bruna è del brano «Formigole». Le riprese sono state effettuate sul Carso triestino, a San Pelagio (frazione del Comune di Duino Aurisina), con la regia di Fabio Capalbo (regista di videoclip di Verdena, Edda Rampoldi, Alessandro Grazian, Lombroso, Pacifico, Lorre…) e la fotografia di Nicola Cattani.

 

 

«Toni Bruna suona la chitarra classica e canta in dialetto triestino: il suo debutto discografico è straordinario, uno dei dischi più intensi, poetici ed originali che siano mai usciti da Trieste. Folk immaginario. Canzoni piuttosto malinconiche, in bilico tra divino e terreno. Realismo magico e scontrosa grazia. Racconti della periferia (“Baiamonti” e Borgo in “Santantonio”), delle origini istriane (l’esodo, anche interiore), gli operai sfruttati (“Una bela casa”), l’ossessione per il sacro che diventa superstizione (“Cristo de geso”, “Tesounasanta”), gli affanni quotidiani e la difficoltà di comunicare con gli altri (“Formigole”), fino alla paura del sonno eterno (“Pai de la luce”). Un disco talmente particolare e pieno di anima, che potrebbe arrivare ovunque. Con il Sudamerica nel cuore (dove Toni ha vissuto e musicalmente si sente), e la Mitteleuropa sottotraccia, come un fiume carsico», scrive Ricky Russo sul quotidiano Il Piccolo di Trieste. Nello stesso articolo Toni Bruna racconta:

«Questo mix si è creato da sé naturalmente per una sorta di contingenza storico-geografica. Sono figlio di esuli istriani, cresciuto a Opčine tra gli sloveni e ho passato una parte molto importante della mia vita in America Latina. Sono un discreto esempio di bastardo, come la maggior parte dei triestini. Sogno una casa isolata sul Carso, il più possibile autosufficiente. Poter vivere bene con poco e aver tempo per fare musica senza dover scendere a compromessi con nessuno. Per me è più importante seguire una strada che sia mia, la destinazione conta meno. In ogni caso, se pensi a quanta gente ascolta musica in inglese senza capirne le parole viene da domandarsi perché non dovrebbe farlo se i testi fossero in dialetto».

 

«Trieste ha un altro grande figlio di cui essere orgogliosa. La musica italiana ha un talento grande da tutelare e sostenere con intelligenza. Guai a chi ce lo brucia. Guai. Grande disco. Da avere. Impossibile non amarlo». Scrive Gianfranco Franchi su Lankelot.

 

«Toni Bruna riporta tutto a casa e da lì riparte. Se avesse cantato in inglese sarebbe stato solo uno dei tanti. Se avesse cantato in italiano probabilmente anche. Invece va dove non va nessuno, dove nessuno ha coraggio di andare. Senti sempre le solite frasi, che devi uscire, andare fuori, farti conoscere più lontano possibile. Lui invece manco per niente. Lui invece riporta tutto a casa.

Si immerge nel cuore della sua strana città. E non è la solita cazzata. Il solito scherzo che poi non va da nessuna parte. Venitelo a cercare in queste strade deserte, venitelo a cercare tra i vecchi con i loro cappotti che sanno di pioggia e naftalina. Venite voi. Questa è una sfida. Anzi diverse sfide. La realtà che sfida l’immaginario maledetto quanto inventato di quelli che cantano l’eroina senza aver mai visto non dico una siringa ma neppure un limone. La sincerità contro il facile inganno del fingersi altro. Trieste non è Milano non è Bologna non è Berlino non è Londra non è New York. E non è il solito mucchio di Svevi Joyce AustriaUngherie Mitteleurope Piazze Unità. Trieste è anche Borgo e Baiamonti. Distributori di benzina abbandonati. L’impero delle formiche. Zombi vivi, non-morti forse morti. Raccontare l’irraccontabile con i suoni di un dialetto intransigente ma così dolce e così ricco. Quello che non capisci, quello che perdi dei testi lo recuperi con l’anima». Andrea Rodriguez, Genius Online.
 

 

 

 

Tracklist e crediti:

1. Baiamonti
2. Cristo de ges
o

3. Formigole
4. Gente che no ghe frega de gnente

5. Pai della luce

6. Picar

7. Santantonio
8. Serbitoli

9. Tesounasanta
10. Una bela casa

«Formigole» è stato registrato e mixato da Toni Bruna e Abba Zabba, a Campedei e Trieste.

Masterizzato da Marcus Rossknecht, City Chalet, Berlino.

Artwork a cura di Jan Sedmak.

Tutta la base del disco, chitarra e voce, è stata registrata assieme al musicista e produttore triestino Abba Zabba in una casa isolata sulle Prealpi Bellunesi. Su quel materiale Toni Bruna ha prodotto e registrato il resto del disco, in una soffitta di via Rossetti a Trieste.

Hanno suonato assieme a lui: Marco Abbrescia le parti di contrabbasso con l’arco, Alessandro Martini quelle di contrabbasso pizzicato, ukulele e in “Pai de la luce” le seconde voci, Massimo Tunin alla tromba e nella canzone che dà il titolo al disco, al glockenspiel.

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www.tonibruna.com

http://www.niegazowana.net/

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Elisa Russo Febbraio 2013

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