TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI al TEATRO MIELA 27.04.24

Trent’anni da festeggiare nell’unico modo possibile: con un nuovo disco, “Garage Pordenone”, e tour per i Tre Allegri Ragazzi Morti che arrivano al Teatro Miela sabato 27 aprile alle 21.30. I biglietti sono andati esauriti nel giro di poco. Il trio mascherato sarà ancora in regione il 4 e 5 maggio a Fontanafredda (sold out) e il 29 giugno al Castello di Udine. Davide Toffolo (voce e chitarra), Enrico Molteni (basso), Luca Masseroni (batteria) nel loro dodicesimo album parlano dei tempi in cui viviamo, tra filastrocche punkeggianti, ballate acustiche, racconti wave, dichiarazioni esistenziali su ritmi rocksteady e un brano di “musica concreta” con un merlo. Registrato e mixato da Paolo Baldini, vede i contributi di Adriano Viterbini, Marco Gortana, Matteo Da Ros, Alex Ingram, Andrea Maglia, Wilson Wilson. «Più che dei classici “featuring” – spiega il bassista Enrico Molteni – ci sono stati ospiti nella scrittura dei pezzi. Davide, dopo aver vissuto a Roma, è tornato a Pordenone. Nella sua nuova casa spesso passano amici, molti sono giovani musicisti, come Ingram, e ognuno di loro ha portato qualche spunto».  

Molteni, anche questa volta centrate il bersaglio. Come fate?
«Grazie alla scrittura di Davide riusciamo a metterci sempre dentro freschezza. Penso e spero che tutte le nostre cose abbiano un loro perché. Abbiamo un nostro strano equilibrio e arriviamo a un pubblico che ci assomiglia».

Perché “Garage Pordenone”?

«Era il titolo provvisorio, è piaciuto a tutti ed è rimasto. Il “Garage Pordenone” si trova a Milano, abbastanza vicino alla sede della nostra etichetta, La Tempesta, in via Pordenone, nella zona Est in cui la toponomastica rimanda al Friuli. Vivo lì e ci sono passato davanti per una decina di anni, questo richiamo alla mia regione mi ha sempre fatto sorridere. Mescola la provincia da cui veniamo e l’industria della musica». 

La divisione di ruoli all’interno della band?

«Io sono il più pratico, un tipo da ufficio, mi sveglio presto e mi piace riempirmi la giornata di cose da fare. Forse per questo è nata La Tempesta. Davide è il lato più creativo, ragiona da artista. Luca è la parte più spirituale».

Diversi: per questo funziona?

«Sicuramente serve rispetto reciproco, anche delle diversità di ognuno. E poi abbiamo rispetto del gruppo».

In questi giorni ricorrevano i trent’anni dalla morte di Kurt Cobain. Trenta le vostre candeline da spegnere. Che effetto fa?

«Tante cose sono cambiate. Siamo passati dai cd alla musica liquida. Essere alternativi allora significava essere “no logo”. A Cobain la musica come merce non piaceva, ironia della sorte è diventato il più grande artista della sua generazione e forse non ha retto, si è tolto la vita. Oggi è il contrario: tutti vogliono visibilità, numeri, ma non c’è posto per tutti. E forse manca una voce fuori dal coro».  

Voi siete stati questa voce fuori dal coro?

«Sì, abbiamo cercato di non diventare una merce. Io ero contento di essere l’unico a scuola che ascoltava un certo tipo di musica, oggi è tutto ribaltato».    

La data al Miela è andata sold out velocemente. Trieste vi ama?

«È reciproco. Conosco tanti artisti che vorrebbero venire a suonare a Trieste e non ci riescono. Noi dalla nostra abbiamo la vicinanza geografica e un legame forte, una lunga tradizione: il pubblico si fidelizza». 

La scaletta?

«Cominciamo ad avere troppi pezzi, dobbiamo scegliere una miscela tra vecchi e nuovi. Infatti, al Mi Ami festival di Milano faremo tre serate, ognuna dedicata a un decennio della nostra produzione». 

Elisa Russo, Il Piccolo 24 Aprile 2024

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