ULTIMO A TRIESTE 09.06.24

«Da quando ero bambino, solo un obiettivo: dalla parte degli ultimi per sentirmi primo». Se cerchi il biglietto da visita di un cantautore, lo trovi nelle sue canzoni. In “Sogni Appesi”, Ultimo raccontava la sua storia, senza filtri: «Quando ridevano in gruppo/ Tornavo e scrivevo distrutto/ È che ho gridato tanto/ In classe non ero presente/ Sognavo di vivere in alto/ Dimostrare che ero un vincente». Non ha mai avuto un piano B Niccolò Moriconi, nato a Roma il 27 gennaio 1996, cresciuto nel quartiere, non facile, di San Basilio (trascorrendo molto tempo in un parchetto che ora gli è stato solennemente dedicato con una targa). Una famiglia come tante: mamma Anna impiegata, papà Sandro ingegnere, due fratelli più grandi, cani e gatti non mancano mai, come i dischi dei cantautori romani su cui si forma (Venditti, De Gregori, Zero, Baglioni). A Niccolò la scuola non piace proprio: «La sensazione di essere ultimo – racconta – è nata nell’adolescenza: sono stato bocciato due volte al liceo e quando ero in seconda i miei amici erano già in quarta. Mi sentivo indietro rispetto agli altri. Ma avevo il mio sogno della musica». Sì, perché la musica lo travolge subito. A otto anni comincia a studiare pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia, a 14 già scrive le sue canzoni e tiene i primi concerti nei pub, davanti a dieci persone, con i gestori che gli chiedono di cantare le cover ma lui ci infila i suoi inediti. «Al tempo maledicevo le cose per come andavano, ogni mio tentativo non funzionava. Mi sono presentato tre volte ad “Amici”, due a “X Factor”, due da Carlo Conti a “Sanremo Giovani”, e non mi hanno mai preso». Ma poi, come nelle favole (tema ricorrente per lui, che titola il secondo album “Peter Pan”) qualcosa di magico succede, e i suoi versi ben lo riassumono: «La vita è strana, la vita è una puttana/ Ma un giorno la porti a letto e poi scopri che lei ti ama/ E per quanto io abbia sudato per essere dove sono/ Non basta un fiume per spegnere dentro di me ‘sto fuoco/ E c’ho sperato, lo sapevo, lo sapevo che avrei vinto». A Sanremo nel 2018 vince nella categoria “Nuove proposte” con “Il ballo delle incertezze”, nel 2019 si piazza secondo con “I tuoi particolari” nel 2023 conquista il quarto posto con “Alba”. Oggi, a soli 28 anni, conta 68 Dischi di Platino e 21 d’Oro, più di 2 milioni di copie vendute e 2 miliardi di stream, 33 stadi riempiti con quasi 2 milioni di biglietti. «Sono numeri a cui non voglio pensare – commenta – perché mi mettono un senso di responsabilità. Sono assolutamente cosciente che il mio successo è arrivato molto in fretta e so che mantenerlo nel tempo è più difficile che raggiungerlo. Non ho saltato le tappe, semplicemente sono state molto ravvicinate: dai club, ai palasport, agli stadi. Ma non esiste un successo duraturo che non sia meritato». È schizzato subito in cima alle classifiche “Altrove”, sesto album, uscito il 17 maggio, la cui foto di copertina è stata scattata a New York dalla sua ragazza, Jaqueline Luna Di Giacomo, figlia di Heather Parisi. Anche i tatuaggi hanno qualcosa da raccontare: tra un romanesco “Fateme cantà” si scorge il volto di Kurt Cobain o un richiamo al suo pilastro Vasco Rossi. “Albachiara” era tra le immancabili cover nei suoi primi concerti: «Da bambino – non nasconde – sognavo di diventare come Vasco, il numero 1». E a proposito di big, l’anno scorso a Sanremo ha duettato con Eros Ramazzotti in un medley che aveva il sapore di un passaggio di testimone tra “nati ai bordi di periferia…”. Perché Ultimo ha le carte in regola per coprire quel ruolo di cantante pop, melodico, con testi (romantici o di rivalsa) universali in cui possono riconoscersi tutti, ma soprattutto i più giovani, facendo presa in maniera speciale sui cuori femminili, che per lui battono forte. «La musica per me è un’ossessione, se non la faccio sto male. Una missione – spiega – ho sempre scritto canzoni per sentirmi meno solo io per primo, sperando poi di far sentire meno sole le persone che ascoltano. Il dolore degli altri va sempre rispettato». I suoi fan non smettono mai di ringraziarlo per aver dato loro voce, per averli aiutati a superare momenti di fragilità, crescita, sofferenza. E già si chiedono se lo rivedranno live anche nel 2025. Ma lui risponde: «L’anno prossimo? Mi fermo con gli stadi. Voglio scrivere».

Elisa Russo, Il Piccolo 2 Giugno 2024 

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