VIOLONCELLI ITINERANTI “PAROLE INDOMITE”

Un progetto tutto al femminile che unisce la musica dei Violoncelli Itineranti (le violoncelliste triestine, diplomate al Tartini, Andrejka Možina e Irene Ferro-Casagrande con Carla Scandura di Pieris, diplomata al Marcello di Venezia) e le poesie di Marina Cernetig, Marija Kostnapfel, Andrejka Možina, Silvana Paletti, Zora Tavčar, Alenka Rebula Tuta, Andreina Trusgnach Cekova, Irena Žerjal. Il risultato, curato e diretto da Možina per la casa editrice triestina Mladika è “Parole indomite”, un cd con dieci pezzi dei Violoncelli Itineranti assieme a un libro che racchiude le poesie delle poetesse slovene, in versione bilingue. Dopo una presentazione al Teatro Sloveno, l’uscita viene presentata ora anche in lingua italiana al Knulp di Via Madonna del Mare 7a venerdì alle 19, l’entrata è libera. Intervengono al Knulp: Možina e Violoncelli Itineranti, Marija Kostnapfel, Alenka Rebula Tuta, Marina Cernetig, Francesca Sanna, Ivan Žerjal, Magda Jevnikar, Nadia Roncelli. «Vista la presenza e disponibilità di tante poetesse – specifica Andrejka Možina – venerdì daremo all’incontro un’impronta più letteraria, mentre ci dedicheremo successivamente ai concerti veri e propri». La raccolta poetica, distribuita nelle librerie della regione e in Slovenia, include diverse autrici che fanno parte della minoranza slovena in Italia (da Trieste, Valli del Natisone, Val Resia). «Abbiamo deciso di renderle accessibili al pubblico italiano – continua Možina – includendo anche le traduzioni. Allegato c’è il cd dei Violoncelli che include brani autorali che sono musicazioni delle stesse poesie presenti nel libro». Le opere visive sono dell’artista goriziano Ivan Žerjal, il progetto grafico è stato fatto a Trieste da Rado Jagodic dello studio Link, le foto sono di Corrado Maria Crisciani. Il titolo “Parole indomite” è tratto da una poesia della raccolta: «Le parole/ non obbediscono più/ come focosi cavalli nei recinti al buio/ scalpitano, mordono i freni». «È stato un lavoro lungo e complesso. Il cd – conclude Možina – andrebbe ascoltato come fosse un film, tutte le tracce sono collegate, non c’è quasi silenzio tra un brano e l’altro ed è tutto un racconto musicale, il filo conduttore è il sogno, che siano sogni d’amore, sul passato che non c’è più, sulla caduta del confine, sulla libertà, la vita, l’energia, sempre con uno sguardo declinato al femminile». 

Elisa Russo, Il Piccolo 22 Marzo 2024 

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